Fondatore della prima libreria di Scampia, lo scrittore dedica il libro Siamo tutti Capaci ai magistrati simbolo della lotta alla mafia
Ha incontrato i familiari dei due giudici?
«Mi sarebbe piaciuto ma i tempi erano stretti. D’altronde avevo preso appunti sui loro vari discorsi e interviste. Se li incontrassi direi solo un ‘grazie’ per l’umanità che trasmettono, senza mai vantarsi di avere per parenti dei supereroi». Il prof trasmette ai suoi studenti i valori della giustizia mostrando due esempi concreti. A lei chi li ha insegnanti?
«I miei genitori hanno dovuto insegnarmi da subito come comportarmi a Scampia. Nel palazzo in cui vivevo a 7-8 anni si spacciava droga e non c’erano i citofoni. Per entrare in casa dovevo chiedere il permesso bussando all’uscio di chi gestiva il posto e i traffici, gli stessi compagni delle medie all’epoca facevano i pusher. E dopo ogni blitz delle forze dell’ordine dovevo aspettare che andassero via i vigili del fuoco per rientrare».
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