Senza soldi e pezzi di ricambio, le sanzioni hanno messo a terra l’industria russa Il peggio arriverà nel 2023, quando l’aggravamento della situazione economica risulterà ineludibile | Russia
recenti, secondo i quali invece l’effetto iniziale delle sanzioni ha potuto essere ammortizzato da vari fattori congiunturali, e l’aggravamento inizierà in seguito. C’è un punto in comune tra queste due visioni antitetiche: i nodi verranno al pettine a fine 2023.
A causa delle sanzioni occidentali, circa il 15% degli aerei è rimasto bloccato a terra a luglio. Problemi li ha in particolare la compagnia statale Aeroflot, la cui flotta è formata all’80% da Boeing statunitensi e Airbus europei. Ma anche i Sukhoi Superjet, anche se di fabbricazione russa, dipendono fortemente da componenti occidentali.
Ma lo stesso problema lo ha l’aviazione militare, visto che anche per i bombardieri serie Q la manutenzione era effettuata all’estero. E ciò si collegasecondo il quale le sanzioni contro la Russia starebbero colpendo l’industria militare di Putin a un punto tale che non riuscirebbe più a soddisfare gli ordini di esportazione.
Putin nel discorso ha sottolineato che l’esercito russo «sta liberando il Donbass passo dopo passo», ha annunciato che quest’anno si terrà il Primo Congresso internazionale antifascista ed ha dichiarato che la Russia dall’inizio dell’anno ha già esportati armi per un valore di 5,4 miliardi, e che prevede di vendere un importo simile nella seconda metà del 2022.
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