Il giudice di Perugia ha sanzionato un carabiniere della Compagnia di Assisi con otto mesi di reclusione e una multa di 3000 euro per aver picchiato un ragazzo di 16 anni in caserma. La sentenza chiude una vicenda controversa che aveva visto richieste di archiviazione e un'accusa di abuso di potere.
PERUGIA - Otto mesi di carcere e una provvisionale di risarcimento immediatamente esecutiva di tremila euro. Si chiude con una condanna in primo grado una delle vicende giudiziarie più controverse degli ultimi anni: quella del carabiniere della Compagnia di Assisi accusato di aver picchiato in caserma un ragazzo di 16 anni nella notte dell’11 giugno 2021.
La sentenza è stata pronunciata dal gup Angela Avila al termine del processo con rito abbreviato condizionato celebrato a Perugia. Imputato un appuntato scelto di 54 anni originario di Cassino che ha sempre sostenuto la correttezza del proprio operato. Eppure, dopo una storia processuale segnata da due richieste di archiviazione e da un’imputazione coatta, il giudice ha condannato per lesioni.
Secondo il capo d’imputazione il carabiniere «avrebbe colpito il giovane «con schiaffi in volto, con una gomitata all’emicostato destro e con un pugno sotto l’occhio sinistro», provocandogli lesioni giudicate guaribili in 6 giorni. La vicenda nacque dalla denuncia presentata dalla madre del ragazzo. Quella sera due 16enni ospiti di una comunità avevano dato in escandescenze.
Uno dei giovani avrebbe preso a calci il frigorifero, spintonato un’operatrice e minacciato di colpirla con una coltellata, mentre nella struttura sarebbero stati rovesciati secchi della spazzatura e scaraventati contro il muro tv e PlayStation. Su richiesta della comunità intervennero due pattuglie dei carabinieri che accompagnarono i ragazzi in caserma. È lì che - secondo l’accusa - sarebbe avvenuta l’aggressione.
Nella denuncia si racconta che il 16enne, protestando per gli schiaffi ricevuti e richiamando «la nota vicenda di Stefano Cucchi», avrebbe provocato la reazione del militare che, «dopo aver indossato dei guanti», lo avrebbe colpito con un pugno al volto e una gomitata al costato. La Procura di Perugia, coordinata da Raffaele Cantone con il pm Mara Pucci, non aveva però creduto a questa ricostruzione.
Dopo avere acquisito referti, testimonianze, fotografie e i filmati di una bodycam privata indossata da un carabiniere aveva chiesto l’archiviazione per quattro militari inizialmente indagati. Nei video - secondo gli inquirenti - il ragazzo appariva progressivamente tranquillo, fino ad ammettere di avere «sbroccato» e a chiedere scusa. Dubbi erano stati sollevati anche sulle lesioni, refertate il giorno dopo all’ospedale di Todi con «ecchimosi all’occhio e all’avambraccio sinistro e dolore post traumatico all’emicostato destro».
Un appuntato presente quella notte parlò di «contesto di assoluta normalità», con porte aperte e nessun segno evidente di violenza; anche un’operatrice della comunità riferì di un rientro sereno, con i ragazzi intenti a fumare una sigaretta e senza apparenti dolorabilità. Alla prima richiesta di archiviazione ne seguì una seconda da parte della Procura generale . Per entrambe mancavano riscontri sufficienti e la certificazione medica, redatta ore dopo, non appariva riconducibile a quanto denunciato.
A cambiare l’esito è stata soprattutto la perizia medico-legale: l’ecchimosi periorbitaria sinistra è stata ritenuta «lesione traumatica contusiva» compatibile con la dinamica descritta negli atti e non necessariamente evidente nelle prime ore. Il sostituto procuratore generale Luca Semeraro aveva chiesto proprio otto mesi di carcere, richiesta accolta integralmente dal giudice. La parte civile, assistita dall’avvocato Donatella Donati, aveva sollecitato un risarcimento di 25 mila euro.
«Il percorso è stato decisamente accidentato ma alla fine la verità ha prevalso su tutto», ha commentato la legale. Di segno opposto la posizione della difesa.
«Prendiamo atto della sentenza - ha dichiarato l’avvocato Delfo Berretti - anche se gli elementi oggettivi emersi nel corso del processo andavano tutti nel verso dell’assoluzione. Aspettiamo le motivazioni e faremo sicuramente appello». Rifiuta le cure come la figlia : la mamma di Eleonora Bottaro si lascia uccidere dal cancroGilberto Pichetto Fratin: «Dobbiamo restare cauti sulle accise. Comprare gas russo?
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