Cinque Terre, così i muretti a secco rinascono per vincere le frane
per migliorare la capacità di resistenza del territorio ai fenomeni meteorologici sempre più estremi”, afferma Patrizio Scarpellini, direttore del Parco nazionale delle Cinque Terre. “Alle tecniche tradizionali aggiungiamo elementi innovativi. Il progetto prevede anche corsi di formazione di manodopera specializzata nella costruzione dei muri, attività di monitoraggio scientifico e tecnologico”.
I muretti a secco realizzati in maniera capillare lungo i versanti delle Cinque Terre a partire dall’anno Mille sono stati per molti secoli l’esempio dell’armoniosa interazione tra uomo e ambiente che ha portato nel 1997 all’iscrizione del sito “Porto Venere, Cinque Terre e isole” nelle liste del Patrimonio mondiale dell’umanità.
“Negli anni l’abbandono delle attività agricole si è manifestato in tutta la sua gravità con l’aumento dell’intensità dei fenomeni di dissesto idrogeologico, come le frane”, ricorda il direttore del Parco nazionale delle Cinque Terre, “ma grazie a questo progetto saranno recuperati circa sei ettari di terrazzamenti e 4mila metri quadrati di muri a secco nell’ottica di un lento ma progressivo ritorno alla coltivazione, in primis della vite”.
Ad oggi, nonostante i rallentamenti causati dalla pandemia coincisa con l’avvio del progetto, “per la prima volta dopo moltissimi anni si possono riapprezzare anche visivamente ampie porzioni di fasce terrazzate nell’Anfiteatro dei Giganti, a Manarola, grazie ai lavori di pulizia e preparazione dei terreni che sono stati realizzati con il supporto delle aziende agricole locali”, continua il diretto del Parco nazionale delle Cinque Terre.