Perché la sanità toscana rischia il collasso Un disavanzo strutturale da mezzo miliardo, mancanza di personale, liste d’attesa gestite male e il nodo payback. Sono solo alcuni dei problemi che stanno facendo implodere il modello sanitario PietroMecarozzi
«Senza lilleri un si lallera». È tra i detti più famosi in Toscana, ed è un invito a essere realisti: vuol dire che è inutile pensare in grande, sviluppare progetti importanti o fantasticare senza i soldi per farlo. Un concetto che, da un po’ di anni, non sembra però valere per il servizio sanitario della Regione Toscana.
Ma andiamo con ordine. La Toscana vanta da sempre uno dei miglior complessi ospedalieri in Italia, come certifica anche l’ultimo rapporto appena pubblicato dal Ministero della salute, secondo cui la Regione è riuscita a garantire i livelli essenziali di assistenza, in sanità, anche durante la pandemia.
Quello delle spese è un punto dolente. Secondo alcuni documenti, che Linkiesta ha potuto consultare, lo Stato, nel 2019, aveva destinato alla Regione 26 milioni di euro per superare le liste d’attesa, ma ad oggi ne sono stati spesi solo 4. Mentre in termini di entrate: dal governo Draghi sono state stanziate risorse per coprire parte delle spese Covid, ma ancora non sono a bilancio perché manca l’accordo per la ripartizione tra le Regioni.
Solo a Firenze, nell’ultimo anno, venti medici sono fuggiti dai pronto soccorso. Mancano 1200 tra infermieri e operatori socio-sanitari, e circa 700 medici su tutto il territorio regionale. Molti scelgono di fare il medico di famiglia o di andare a lavorare a gettone per cooperative in subappalto nella sanità pubblica di altre Regioni. La Toscana ha detto no a questo modello, ma ora rischia la fuga in massa, visto che i gettoni possono valere fino a 100 euro l’ora.
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