Kellin Pelrine ha battuto con 14 vittorie su 15 partite un sistema di intelligenza artificiale a dama cinese. Come? Con mosse «aliene» e strategie fuori dagli schemi, proprie dell’intelligenza umana
, con la sconfitta di Lee Sedol. Ma oramai, potremmo dire, il gioco si è invertito: se oggi un uomo battesse l’intelligenza artificiale a scacchi o a Go non sarebbe una notizia da prima pagina come insegnavano i vecchi testi di giornalismo americano? L’Ai che ci batte è ormai il cane che morde l’uomo.
Semplice notizia di cronaca. Un box come diremmo in gergo giornalistico, una piccola segnalazione. Allora eccola la notizia da prima pagina: Kellin Pelrine - peraltro un giocatore di livello amatoriale - ha battuto con 14 vittorie su 15 partite KataGo uno dei più quotati software di dama cinese diffuso attraverso i principali sistemi di intelligenza artificiale, tra cuiPerché dovremmo occuparci di 15 partite? Prima di tutto perché ci dimostrano come la questione dell’intelligenza artificiale sia affrontata più con la forma mentis delle aziende che quella delle istituzioni di ricerca. I match di Kasparov e di Lee Sedol sono stati trasmessi in quella che una volta era chiamata mondo-visione . Diciamolo pure: c’è una sapiente propaganda dietro a questi messaggi. Ma c’è un secondo motivo: ed è il perché Pelrine ha battuto l’AI in un esperimento messo a punto da Far Ai, una società di ricerca californiana. “E’ stato sorprendentemente facile” ha commentato Adam Gleave, l’amministratore delegato. Hanno chiesto a un software simile a ChatGPT la strategia da usare contro KataGo. L’uovo di Colombo: fare delle mosse apparentemente casuali, senza una ragione o uno schema evidente. “KataGo non si è accorta che stavo accerchiando le sue pedine nemmeno quando ormai era chiaro” ha commentato Perline . In sostanza l’uomo + la macchina hanno battuto la macchina. Ma non è quello che è sempre accaduto? Se Galilei non avesse accettato l’aiuto di una tecnologia non avrebbe potuto dimostrare la veridicità delle teorie copernicaneA ben studiare si scopre che è da decenni che andiamo avanti così, con mosse “aliene” e strategie fuori dagli schemi. Ritorniamo per un attimo al 5 giugno 1989:. Ottavi di finale del Roland Garros . Proprio mentre Tim Berners-Lee deposita al Cern i primi documenti che porteranno alla nascita del World Wide Web i fortunati appassionati di tennis dell’epoca assistono a una partita destinata a fare scuola .Siamo sul 6-4, 6-4, 3-6, 3-6, 3-4. Una partita scontata per tutti i bookmaker e il pubblico, tra il numero uno cecoslovacco e un sostanziale sconosciuto, ha preso una piega inverosimile.. Le mascelle del pubblico di mezzo mondo crollano per la forza di gravità. Il tempo si ferma. Nella testa di tutti prende forma istantaneamente la stessa domanda : ma si può? È regolare? La stessa cosa la deve aver pensata Lendl che corre a rete in maniera incerta. Colpisce la palla male. Chang risponde. Lendl guarda l’arbitro. È punto per il cinese. «Dopo aver perso i primi due set compresi che avrei dovuto fare qualcosa di inusuale» dichiarò lo stesso Chang a 25 anni da quella partita. Iniziò nel terzo set con dei pallonetti altissimi, capaci di rallentare la potenza del giocatore più efficace e antipatico della storia . Nel quinto set, sul match point a suo favore, Chang prese una decisione surreale che non si ripeterà più nella storia del tennis professionale: sulla seconda di battuta di Lendl si avvicinò al rettangolo vicino alla Rete, dentro il campo. Anche qui il cecoslovacco protestò invano con l’arbitro: era una mossa da pivello ma non vietata. Lendl disorientato sbagliò e Chang vinse il suo unico Grande Slam. Quasi 30 anni dopo, nel dicembre del 2018, il software di intelligenza artificiale AlphaZero — variante del più noto AlphaGo famoso per aver battuto nel 2016 il campione del mondo di dama cinese, Lee Sedol — ha applicato la «variante Chang» per battere il più potente programma commerciale di scacchi, StockFish 8: sposta il pedone bianco in h5-h6 per «attaccare» il Re nemico in arrocco. Una mossa «aliena». A definirla così è stato lo stesso Garry Kasparov, uno dei più grandi campioni di tutti i tempi e protagonista negli anni Novanta delle prime serie partite che contrapponevano l’essere umano a un supercomputer, in quel caso Ibm. L’intuizione di portare sulla scacchiera il confronto tra queste due «specie» nasceva in realtà anni prima dallo stesso padre dell’intelligenza artificiale, Alan Turing. Fu lui a sviluppare un proto-software con la memoria storica delle mosse. E per inciso: è sempre lui in un documento del 1948 a parlare di “intelligenza” delle macchine. Inutile sparare sui media . Ma ora siamo su un piano di discussione che esclude addirittura l’essere umano e mette a confronto direttamente i due software, come appunto nelle cento partite che sono state disputate tra AlphaZero e StockFish 8 nel dicembre del 2018. Lo stesso Kasparov nell’introduzione al libro Game Changer, scritto dall’ex campione inglese di scacchi Matthew Sadler e Natasha Regan , ricorda che lui stesso ha ridimensionato molto la portata di quelle sconfitte subite negli anni Novanta: «Oggi il programma di scacchi del nostro iPhone batterebbe facilmente quel supercomputer Ibm Deep Blue». Insomma: siamo stati rottamati dalla partita, per conclamata «obsolescenza tecnologica». Ma è davvero così? Nelle cento partite disputate AlphaZero ha vinto per 28 volte . Nelle altre 72 si è raggiunto sempre un risultato di parità. Come ha fatto AlphaZero a vincere 28 volte? Con le mosse «aliene», come il pedone in h5-h6. Ora il pedone in h5-h6 contro un Re in arrocco non è una mossa che uno scacchista professionista potrebbe mai fare. È una mossa non risolutiva, quasi inutile apparentemente. Il pedone da solo non può fare nulla. Il nero può rispondere in due modi: A) pedone nero in g7-h6, se è un giocatore molto scadente che non resiste alla tentazione di mangiare ; B) pedone nero in g7-g6, così da evitare la mossa del bianco in h6-g7. In realtà, come spiega Sadler nel libro, la mossa tende a disorientare l’avversario. Non vi ricorda nulla? È l’algoritmo con cui Chang ha battuto Lendl. Ma anche la stessa con cui Perline ha battuto un supercomputer. Altro esempio. Un’ulteriore tipica strategia del software AlphaZero è il «sacrificio» di pezzi per liberare la scacchiera il più possibile. Un’altra mossa da «pivelli» per semplificare. Peccato che funzioni proprio come i pallonetti altissimi di Chang che costringeva Lendl a rallentare il suo gioco. Dunque potremmo anche concludere che, almeno temporalmente, Michael Chang ha battuto AlphaZero costringendo il proprio tennis fuori da quella «spelonca» che per Francesco Bacone rappresentava tutti i pregiudizi e i perimetri che la mente umana tende a costruirsi da sola, quasi come una forma di protezione. Ma c’è un altro aspetto molto interessante nelle partite tra i due supercomputer: 72 pareggi su cento partite. È una cosa che accade tra grandi scacchisti come Magnus Carlsen e Fabiano Caruana. Ed è il risultato, oltre che delle regole degli scacchi , anche di un approccio al gioco sia degli uomini che delle macchine ben riassunto dall’algoritmo noto agli sviluppatori come «minimax» con cui si minimizza il massimo danno che si può subire. Sembra, in altre parole, che le macchine tra di loro si comportino come il supercomputer del film must degli anni Ottanta
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