Il leader pentastellato va all'attacco, ma dimentica tutte le volte che i suoi hanno flirtato col regime russo
«Salvini chiarisca nelle sedi opportune», dice Giuseppe Conte a proposito delle rivelazioni de La Stampa sugli incontri tra un funzionario dell'ambasciata russa e il consigliere di Matteo Salvini Antonio Capuano. Ma se c'è un leader politico che quantomeno dovrebbe arrossire quando si parla di intrecci con la Russia di Vladimir Putin quello è proprio Conte.
Nella categoria dei pentiti rientra Manlio Di Stefano, ora sottosegretario alla Farnesina di indubbia fede atlantista. Ebbene, solo qualche anno fa il braccio destro di Luigi Di Maio era il capofila del putinismo all'italiana. L'ex grillino, a giugno del 2015, alla Camera dei Deputati parlava così delle rivolte europeiste del 2014 a Kiev: «Un colpo di stato finanziato da Europa e Usa».
Pure Conte deve interrogarsi sul suo recente passato da premier. Un passato in cui elogiava «l'amico Putin» e si metteva d'accordo con lui per la discussa missione dei militari russi nella Bergamo martoriata dal Covid. E poi c'è Beppe Grillo, che nel 2017 in un'intervista al settimanale francese Journal du Dimanche annotava: «La politica internazionale ha bisogno di uomini forti come Donald Trump e Vladimir Putin».
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