Le sanzioni hanno picchiato duro e l’economia del carbone russa è quasi al collasso L’embargo europeo ha bloccato la domanda e le aziende sono costrette a ridurre se non a sospendere la produzione. Lasciando a casa (anche se illicenziabili) i lavoratori
Una cosa che viene ripetuta spesso: le sanzioni energetiche lasceranno al freddo gli occidentali senza danneggiare la Russia, che avrà la possibilità di rivendere in Asia tutto ciò che non piazza più in Europa. Soprattutto in Cina, ma non solo. Invece, le sanzioni hanno portato a interrompere l’estrazione mineraria nel più grande bacino carbonifero della Russia. Motivo:, e non è pensabile ampliarle in tempi rapidi.
È stato un portavoce del governo regionale a dire alla Tass che «le sanzioni dell’UE, entrate in vigore all’inizio di agosto, hanno portato sull’orlo del collasso l’economia della regione di Kemerovo», che è il principale centro di estrazione del carbone della Russia. Lì c’è il bacino carbonifero di Kuznetsk: uno dei più grandi giacimenti al mondo, con riserve totali per quasi 90 miliardi di tonnellate.
Il previsto reindirizzamento dei flussi verso l’Asia si è rivelato difficile da realizzare perché la capacità del segmento orientale delle Ferrovie Russe RZhD è «sostanzialmente limitata», ha affermato sempre il portavoce del governo regionale.
In totale nelle imprese carboniere di Kuzbass lavorano 91.000 persone, mentre il 20% della popolazione in età lavorativa della regione vive in città dominate da una singola industria. Le più grandi sono costruite attorno alle imprese delle principali società del settore: Raspadskaya, Ojsc Mezhdurechye, Ojsc Southern Kuzbass.
La Russia forniva all’Ue 50 milioni di tonnellate di carbone all’anno, ricorda. Alcuni di questi volumi ora vengono reindirizzati dalle miniere in Cina con uno sconto del 45-50%, ma è impossibile esportare tutto il carbone in Asia. Come osserva la Zubarevich, «la Transiberiana non è gonfiabile».
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