Lo ammette anche il sindaco di Crans Montana, e le sue sono parole choc, che non ci sono stati...
Lo ammette anche il sindaco di Crans Montana, e le sue sono parole choc, che non ci sono stati controlli nel locale della strage di Capodanno. Addirittura dal 2019 nessuna ispezione di sicurezza è stata fatta in quel posto e dunque non è stato uno sfortunato incidente l’eccidio dei ragazzi ma un tremendo caso di inadempienze e di irregolarità mortali.
Noi lo avevamo detto subito che quella accaduta in Svizzera era una vergogna da analizzare senza paraocchi e ovviamente non lo abbiamo detto per giustizialismo ma per esigenza di giustizia. Il lassismo e un colmo di irresponsabilità e di menefreghismo hanno tolto la vita a tante ragazze e a tanti ragazzi. E che ora lo riconosce - proprio alla vigilia del funerale di Riccardo Minghetti stamane a Roma - anche il sindaco di Crans significa che il re è nudo. Ossia che le istituzioni elvetiche non hanno proprio funzionato: nessuna richiesta di messa in regola è stata inoltrata nei confronti del bar dell’eccidio privo di materiali non infiammabili, di uscite di sicurezza, di personale ben preparato e non avventizio e dei requisiti anche minimi di sicurezza e di agibilità. Adesso lo scandalo e la vergogna stanno prendendo la forma che tutti possono vedere e che si poteva immaginare. Mestamente ma con determinazione va notato quante responsabilità diffuse, di tipo personale e di tipo istituzionale, punteggiano questa vicenda. La retorica dell’incidente non può e non deve esistere di fronte a questa lunga serie di inadempienze, di sotterfugi e di deficit di umanità, anzi di totale indifferenza verso le vite degli altri e verso il diritto di tanti ragazzi a divertirsi in tranquillità e a usufruire della propria adolescenza e della giovinezza senza che, per una intollerabile sete di guadagno purchessia, queste venissero sottoposte a una minaccia e a un autentico attentato. Qui ci sono la colpevole irresponsabilità del Cantone Vallese, l’allucinante tradimento di ogni crisma di civiltà da parte del Comune e ora anche la leggerezza e quasi il candore con cui il sindaco svizzero, non indagato, parla di ciò che - i rinvii, i silenzi, le compromissioni e le complicità - ha originato l’inferno del Constellation. Riccardo e i suoi coetanei sono stati intrappolati in un ingranaggio allucinante. Nulla restituirà alle loro famiglie ciò che hanno perduto, ma i sei ragazzi italiani e tutti gli altri hanno il diritto a una forma di tutela anche se non ci sono più. La tutela della verità e della severità: queste due sconosciute, considerando quello che è successo, in certe latitudini che si immaginavano virtuose e si sono rivelate criminali.
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