Il governo attiva la clausola di salvaguardia per lo scostamento di bilancio fino a 29 miliardi

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Il governo attiva la clausola di salvaguardia per lo scostamento di bilancio fino a 29 miliardi
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Il governo attiva la clausola di salvaguardia per un nuovo scostamento di bilancio fino a 29 miliardi. Nel Dpfp deficit sotto il 3% del Pil, ma la spesa per interessi supera i 100 miliardi nel 2027.

Il governo italiano ha scelto di attivare la clausola di salvaguardia per procedere con un nuovo scostamento di bilancio fino a 29 miliardi di euro. La decisione, contenuta nel Documento programmatico di finanza pubblica, il Dpfp, conferma la convinzione dell'esecutivo sulla sostenibilità dei conti nonostante il ricorso a maggiore deficit. Nel documento si spiega che al netto dell'impatto della clausola, il rapporto tra deficit e Pil si manterrebbe su un profilo decrescente, collocandosi al di sotto del 3%.

La clausola di salvaguardia e i conti pubblici

Nel Dpfp viene aggiunto che se tali andamenti fossero confermati nelle previsioni di primavera della Commissione europea, si ritiene che possano sussistere le condizioni affinché il Consiglio Ue riconosca la bontà del percorso. Si tratta di un cauto ottimismo sulla possibilità di sottrarsi al meccanismo comunitario che serra le maglie sui conti pubblici.

Un ottimismo analogo a quello espresso nelle ultime ore dal ministro dell'Economia, che ha comunque mantenuto massima prudenza, ammettendo la preoccupazione per l'andamento dei tassi e dell'inflazione. L'accortezza del ministro riflette il contesto di finanza pubblica tratteggiato nel Dpfp.

Spesa per interessi e quadro economico

Dal documento emerge un Paese che nel 2027, grazie agli interventi in deficit, vedrà crescere alcune voci di spesa. La causa è in parte ancora dovuta a un incremento contenuto, pari allo 0,1%, mentre la corsa dei prezzi dei beni energetici potrebbe costare una flessione del Pil. Uno scenario complicato e destinato a qualche resa dei conti all'interno di una maggioranza che si prepara alla prossima Manovra.

La prossima legge di Bilancio sarà meno espansiva di quanto immaginato fino a pochi mesi fa. Le principali misure da inserire riguardano un ulteriore taglio dell'Irpef, riducendo l'aliquota al 33% fra 40mila e 50mila euro. L'inflazione e la corsa dei beni energetici hanno avuto un forte impatto sui tassi e sul caro vita.

Un costo che si riflette anche sulla spesa per gli interessi del debito pubblico, che balza di quasi 10 miliardi dagli 87,2 miliardi del 2025 a 96,9 miliardi nel 2026 e supera la soglia dei 100 miliardi nel 2027. La spesa salirà dal 3,8% del Pil nel 2025, al 4,2% del 2026, al 4,3% nel 2027. Il documento ricorda l'ulteriore onere di una spesa pensionistica che risente del nuovo profilo dell'inflazione.

Il dibattito politico sullo scostamento

In attesa che la Manovra entri nel vivo, l'opposizione critica lo scostamento di bilancio destinato alla difesa. Il leader del M5S attacca sostenendo che un governo trova 14 miliardi di spesa aggiuntiva da mettere sulle armi e definisce la situazione follia pura. La replica di esponenti della maggioranza, come Claudio Borghi, sottolinea che quando si dice che ci vuole una finanziaria coraggiosa non significa essere imprudenti, ma muoversi in anticipo rispetto a possibili future recessioni.

Borghi riconosce alla premier Meloni di essere ligia, ma la invita a non rincorrere la discesa sotto il 3% di deficit. Sul fronte opposto si obietta che la Difesa ha aperto la strada a una flessibilità che consente anche di aiutare famiglie e imprese, una scelta definita intelligente e utile. Ma vengono anche ricordati i 14 miliardi di aumento delle spese militari, che indebitano il futuro del Paese, con la sanità allo stremo e gli stipendi mangiati dall'inflazione.

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