Il ritorno del direttore: la mia idea è di una rassegna intesa come festa in cui chiunque vi partecipi trovi qualcosa che lo possa divertire
TORINO. Ritorno al futuro. Steve Della Casa inizia il secondo mandato alla direzione del Torino Film Festival riallacciando i fili con il suo passato. Torna il western, che aveva già esplorato nelle edizioni dei primissimi anni Duemila , tornano i critici Francesco Ballo e Marco Giusti insieme ai rappresentanti del cinema popolare italiano degli anni Settanta , torna in visita anche l’ex direttore Alberto Barbera, oggi numero uno della Mostra del Cinema di Venezia.
Nel corso di una conferenza stampa curiosamente romana , più che un programma che non c’è ancora Della Casa ha illustrato la sua idea di Tff: «Un festival inteso come festa, in cui chiunque vi partecipi – che sia il cinefilo o l’occasionale – trovi qualcosa che lo possa divertire». Steve conosce alla perfezione le ritualità e la magia delle manifestazioni cinematografiche, quei piccoli dettagli che danno agli spettatori il senso della comunità.
Pochi cenni sulla cerimonia d’inaugurazione: sarà al Teatro Regio, «sorprendente» e trasmessa in diretta, non si sa se televisiva o streaming. Nella quotidianità del festival sono confermati per le proiezioni i cinema Massimo e Greenwich, a cui si affiancano il Romano e il Centrale. Eventi anche alle Gallerie d’Italia in piazza San Carlo, mentre l’Industry sarà nuovamente ospitato da Circolo dei Lettori e Museo del Risorgimento.
Un’edizione del quarantennale che il direttore artistico definisce scherzosamente «Juventus free» . Soprattutto, come ricorda il presidente del Museo del Cinema Enzo Ghigo, sarà un anno da giubileo culturale per la città, che si aprirà a maggio con Eurovision e Salone del Libro, proseguirà con Lovers, CinemAmbiente e le Atp Finals, per poi chiudere proprio con il Tff.
A risultare particolarmente interessanti sono state però le dichiarazioni più “politiche” del nuovo direttore, che per la prima volta è tornato a parlare di un «sistema cinema» della città. L’espressione risale agli anni d’oro post-olimpici dell’audiovisivo torinese e da parecchio nessuno l’aveva più recuperata. Pronunciata da altri potrebbe suonare vuota o retorica, non da Della Casa che di quell’epoca è stato protagonista.
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