L'attore ha presentato al Festival di Zurigo il nuovo documentario, «Crock of Gold», raccontando gli esordi, le tante trasformazioni camaleontiche e quello in cui crede
lancia la coppola sul palco e inizia a giocare con la chioma scarmigliata. Sembra a suo agio e rilassato, forse perché ha familiarità con il Festival di Zurigo e sa che non lo aspettano sorprese dietro l’angolo o domande scomode.
All’evento svizzero ha presentato, documentario sul cantautore irlandese punk Shane MacGowan, frontman della band The Pogues e suo grandissimo amico e mentore. Quello che il pubblico della sua masterclass non si aspettava è una confessione a cuore aperto. Una fan gli ha chiesto un consiglio sul cortometraggio a cui sta lavorando, che racconta la storia vera della violenza sessuale subita. «– e questa è una storia delicata e complicata da sviscerare e condividere, quasi catartico. Mi dispiace tremendamente che tu abbia subito tutto questo». E poi aggiunge: «A me sembra questa la vera ragione per fare questo lavoro, condividere storie e fare un servizio. La maggior parte dei film non hanno nessuna ragione di essere realizzati, ma racconti del genere sono assolutamente necessari». A chi gli chiede della fama risponde: «Non è assolutamente reale, come i riconoscimenti. Io, poi non sono assolutamente ambizioso e detesto la competizione, motivo per cui preferisco restarmene a casa sul divano piuttosto che partecipare alle cerimonie di premiazione».L’attore 57enne ha ripercorso le tappe fondamentali della carriera a partire dal set più recente, quello del terzo capitolo di. Nei film presta il volto ad uno dei maghi oscuri più pericoloso di tutti i tempi, Grindelwald: «Questo personaggio – dice – è incredibile, sembra un predicatore evangelico o un imbonitore tv o politico, che cerca in qualche modo di convertire chi ha davanti. Lo visualizzo come un delicatissimo cristallo e la sua voce sembra il tintinnio di un dito su un bicchiere di vino, elegante e potente al tempo stesso».ricorda: «Il primo lavoro che faccio quando approccio un nuovo personaggio è visivo. M’immagino le note della sua voce, come ingredienti della sua personalità, probabilmente per il background musicale che mi accompagna fin da piccolo. Un esempio? Per Willy Wonka ho ricreato il tono suadente dei presentatori dei programmi per bambini e l’ho mescolato ad una mia personalissima versione di George W. Bush sotto effetto di marijuana. A Tim Burton, che considero un fratello, è preso un colpo quando mi ha sentito parlare. È riuscito solo a dire “wow”. Mi è successo qualcosa del genere con il Cappellaio Matto: da un lato ho pensato ad un giocattolo rotto e dall’altro all’odore tossico della colla usata all’epoca per cucire i cappelli. Non mi stupiva che fosse impazzito del tutto e così in quel caso ho mischiato quest’idea con il suono della voce dei bambini quando inalano l’elio dei palloncini». Un’immagine di Crock of gold, il film-documentario che Johnny Depp ha prodotto e presentato in anteprima al Festival di Zurigo 2020Questa sua creatività sconfinata gli ha creato in passato moltissimi problemi, soprattutto con il franchise de«Ho terrorizzato tutti i grandi capi della Walt Disney, erano tutti nervosissimi, erano convinti che la gente non avrebbe capito una sola parola uscita dalla bocca del Capitano Jack Sparrow. Mi domandava se fosse ubriaco lui o se lo fossi io, se fosse pazzo oppure gay, allora ho risposto: “Non sapete che tutti i miei personaggi lo sono?”. Io però ero convinto di quello che facevo e ho chiesto di licenziarmi se non fossero stati d’accordo, ovviamente dopo avermi staccato l’assegno concordato. Dal mio punto di vista se non ti fidi e non rischi non vai da nessuna parte: sono questi stimoli a darmi la linfa per andare avantiL’attore, ex compagno dima non ha nessuna intenzione di parlarne. Preferisce, invece, rifugiarsi in una zona franca, come il racconto delle origini della carriera recitativa, soprattutto nella serie tv 21 Jump Street: «Volevo mollare – confessa – perché cercavo una profondità che non avevo ancora sperimentato. Poi però, così come il fatto di trovarmi in un angolo e di fare di tutto per una via d’uscita. Mi sono detto che se fossi diventato un attore di professione sarei stato uno punk rock, mai compiaciuto o legato ad un metodo, ma totalmente libero». Che sia allergico alle lezioni, d’altronde, lo ha dimostrato quando ha mollato la scuola a 15 anni: « A dodici avevo iniziato a fare il musicista, a tredici lavoravo nei night club e subito dopo l’ho trasformato in un lavoro. La musica resta il primo amore della mia vita, anzi di fare film non me ne fregava niente però agli esordi mi davano 80 mila dollari a settimana e sarei stato stupido a rifiutare? «Restano i poeti come Charles Baudelaire, James Joyce ed Edgar Allan Poe – spiega Depp – quelli a cui la vita ha tolto tanto e presto. Ecco perché sono devoto all’arte di Shane, che fa parte di questo pantheon di grandi. Forse è una delle anime più affini alla mia che abbia mai incontrato, anche se all’inizio ero convinto che non mi trovasse simpatico e con lui ne ho fatte di tutti i colori, tra cui versargli un’intera bottiglia di vino sul mixer e distruggerlo totalmente. L’alcol, lo ammetto, è stato complice di molte serate». Oggi, nonostante le campagne diffamatorie e le petizioni per togliergli ruoli importanti, non ha alcuna intenzione di ritirarsi dalle scene.
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