Fuori dai confini nazionali c'è un problema grosso come una casa che si chiama...
Fuori dai confini nazionali c'è un problema grosso come una casa che si chiama guerra in Iran e una presidenza americana che genera ormai quotidianamente caos nelle relazioni internazionali e in economia.
Non dimentichiamoci poi l'Ucraina. In più l'Europa appare debole mentre la Cina avanza giorno dopo giorno anche nelle tecnologie e i suoi robot battono i record umani nella maratona. L'Italia non può stare a guardare e deve reagire di fronte a questo scenario investendo di più sulla crescita. Ma, per cortesia, non tiriamo fuori la solita vecchia storia che siamo gli ultimi. Le previsioni del FMI Le ultime proiezioni di aprile del Fondo Monetario Internazionale su crescita economica e finanze pubbliche hanno scatenato in Italia preoccupazioni, analisi e commenti per molti versi surreali. Infatti, il FMI ha previsto un rallentamento della crescita del PIL del nostro Paese nel biennio 2026-2027 rispetto alla media delle economie avanzate, anche nell'ipotesi che la guerra di Hormuz finisca presto. Ammesso che tali previsioni siano attendibili , esse hanno risvegliato mediaticamente la solita sindrome del 'fanalino di coda' che ci affligge ormai da anni, perfino nei momenti buoni. Non avremmo proprio voglia di parlare di tali previsioni, specie in questi giorni in cui tutto il mondo è appeso al filo dell'incertezza. Ma visto che in molti le hanno tirate in ballo siamo costretti a farlo. La realtà è che la dinamica economica non si misura e non si può soppesare sul breve periodo, sull'onda di emozioni del momento e di chiavi di lettura spesso superficiali. Indubbiamente, i segnali di breve termine sono fondamentali per impostare azioni atte a correggere eventuali tendenze negative in atto. Ma l'economia è come un campionato di calcio, ci si passi la metafora, e la forza di un Paese non si può valutare sulla base di come è andata l'ultima partita o di come si prevede che possa finire la prossima. Quello che conta è la classifica finale . Infatti, anche in economia si può ricavare un bilancio ragionato sulla crescita comparata di un Paese soltanto sulla base di un certo numero di anni, di solito un decennio . E poi ci sono la serie A e la serie B. Fondamentalmente, a noi italiani dovrebbe importare che la nostra economia cresca bene rispetto ai Paesi che giocano in serie A, non dovrebbero interessarci i confronti con i Paesi piccoli che giocano in serie B. In altre parole, è importante misurarci con la Germania, la Francia, la Spagna o il Regno Unito. Non, con tutto il rispetto, con la crescita economica dell'Estonia o del Lussemburgo. Inoltre, per vincere il campionato o per non retrocedere non basta vincere una partita, magari dopo averne perse cinque di fila, bensì serve fare classifica. In economia è grosso modo la stessa cosa. Il FMI, ad esempio, prevede che nel 2026 il PIL della Germania aumenterà dello 0,8%, cioè tre decimali in più dell'Italia. Dunque, è più brava la Germania o l'Italia? Fate voi: l'Italia viene da cinque partite utili consecutive dal 2021 al 2025 e sta tuttora lottando per la Champions, nonostante un 2025 non brillante, mentre i tedeschi sono ultimi in classifica e resteranno tali anche se nel 2026 cresceranno un pelo più di noi. Il campionato del PIL pro capite Per capire come le previsioni economiche vadano prese con le molle e lette con cura, facciamo un piccolo gioco. Dove si trova oggi in classifica la squadra Italia nel 'campionato economico' post-Covid del G8 ? Questo campionato, iniziato nel 2020, è ora appena all'inizio del girone di ritorno e finirà nel 2029. Dal 2020 al 2025, rispetto al 2019, l'Italia è stata finora quarta nel G8 per crescita cumulata del PIL totale . Un bilancio più che accettabile, se paragonato a quello degli ultimi decenni, quando noi italiani allora eravamo, sì, il 'fanalino di coda'. Ma per avere un'idea più chiara della crescita del benessere di una nazione è meglio guardare al PIL per abitante. Infatti, una economia può crescere in dimensione assoluta, grazie anche alla popolazione, ma non è detto che il PIL PRO CAPITE aumenti o che aumenti in modo soddisfacente. Ebbene, il PIL totale dell'Italia dal 2020 al 2025 è riuscito a crescere di più dei PIL di altri Paesi nonostante che la nostra popolazione sia diminuita di circa 900 mila abitanti: un piccolo miracolo. Ma ancor meglio ha fatto il nostro PIL pro-capite, che è stato il secondo per crescita nel G8 dopo quello degli Stati Uniti. Per la precisione, dal 2020 al 2025 siamo cresciuti in termini di PIL per abitante quasi il doppio della Spagna e di oltre 2,5 volte la Francia. Dal 2020 al 2029, inoltre, si prevede che l'Italia perderà circa 1 milione e 200 mila abitanti, cioè sarà come privarsi del Friuli-Venezia Giulia. Mentre gli Stati Uniti nello stesso periodo aggiungeranno alla propria popolazione iniziale del 2019 l'equivalente in termini di abitanti di una Lombardia e di un Lazio in più; il Regno Unito oltre una Puglia in più; la Francia un Trentino-Alto Adige e un Friuli-Venezia Giulia in più; il Canada una Emilia-Romagna in più; la Spagna oltre un Piemonte in più. Analisti e commentatori si sono prevalentemente soffermati sul fatto che, secondo le previsioni del FMI, il nostro PIL totale potrebbe crescere di meno di quello degli altri Paesi del G8 dal 2026 al 2029. Apriti cielo! Ma non si sono accorti che alla fine del campionato post-Covid, cioè nel 2029, l'Italia sarà ancora seconda per crescita cumulata del PIL per abitante dietro gli Stati Uniti. Se poi si applicassero le regole antidoping, agli Stati Uniti andrebbe tolto lo scudetto, che dovrebbe invece essere assegnato d'ufficio all'Italia, perché dal 2020 al 2029 il rapporto debito/PIL degli USA aumenterà di 26,7 punti, cioè più della crescita reale del PIL totale, mentre l'aumento del rapporto del debito/PIL dell'Italia sarà uno dei più bassi in assoluto del campionato e sarà dovuto, tra l'altro, esclusivamente ad interessi e aggiustamenti stock-flussi, visto che saremo l'unico Paese ininterrottamente in avanzo statale primario dal 2024 al 2029. Per gli amanti delle statistiche, aggiungiamo che a fine campionato 2020-2029 il distacco in termini di crescita cumulata del PIL pro capite rispetto al 2019 tra l'Italia e i Paesi dietro di noi sarà, secondo il FMI, il seguente: Giappone -1,8 punti; Spagna -2,9 punti; Canada -4,8 punti; Francia -5,6 punti; Regno Unito -6,7 punti. Retrocessa la Germania con -8,3 punti. Nuove politiche economiche per superare le sfide Lo ripetiamo. Abbiamo scritto questo articolo prevalentemente per dimostrare che le previsioni economiche vanno lette cum grano salis e perciò noi per primi non vi facciamo un eccessivo affidamento, anche se abbiamo visto che, sulla base dei dati del FMI, l'Italia potrebbe arrivare al 2029 con una crescita economica per abitante più che soddisfacente. È un obiettivo raggiungibile. Va però prima superato lo stretto di Hormuz e compensata la fase di rallentamento dell'economia del 2025-2026 . Potremo riuscirci magari con un po' più di inventiva in politica economica sia in Europa sia in Italia. Questo è ciò che dovrebbe davvero interessarci, più delle previsioni.
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