Dalle lezioni obbligatorie sin dalle giovanili sui rischi, agli ufficiali che monitorano comportamenti fuori norma: come funziona l'area di integrità della Liga
Tanta prevenzione, controllo stretto, azione necessaria. Questa la politica della Liga in tema di scommesse da parte dei calciatori. Visto il rumore generato dalle vicende dei giocatori italiani indagati e/o squalificati, gli organizzatori del campionato spagnolo hanno organizzato un incontro con Iñaki Arbea, Direttore dell’area di Integrità della Liga, per replicare il modello di chiacchierata che lo stesso Arbea offre ai giocatori qui in Spagna.
Ad ogni stagione, una o due volte a seconda del tempo, Arbea incontra, una per una, tutte le squadre della Liga e della Segunda spagnole, oltre a tutti i ‘filial’, le seconde squadre dei 42 club delle prime due divisioni, e ai ‘Juvenil A’ che giocano al massimo livello. Si tratta di ragazzi, ma quasi tutti già maggiorenni. Gli incontri sono iniziati nel 2017, e sono obbligatori: i calciatori devono firmare l’atto di presenza e ricevono un libretto di istruzioni/spiegazioni su ciò che possono o non devono fare. Secondo la Legge del Gioco spagnola gli sportivi tesserati non possono scommettere solo sulle competizioni alle quali partecipano, ma è chiaro che dalla Liga consigliano di astenersi totalmente dalla pratica, e invitano a estendere la cosa anche a famigliari ed amici. “Perché uno può scommettere in buona fede – dice Arbea – ma se poi la partita risulta in qualche modo falsata il fatto che sulla stessa ci siano scommesse di qualche parente ovviamente porta con sé problemi legali e situazioni sgradevoli se la cosa arriva alla stampa”. Un esempio in questo senso è quello dell’ex milanista Paquetà, finito nel mirino degli inquirenti per scommesse da parte di famigliari sulle sue partite. In Spagna le sanzioni sono pecuniarie, da 1.200 a 100.000 euro in ambito penale, e sportive, gestite dalla Federazione. E si articolano su tre livelli: scommesse sportive, corruzione sportiva, condivisione di informazioni privilegiate. Oltre agli incontri informativi e preventivi la Liga, esempio unico nel mondo del calcio, ha costituito un corpo di ‘ufficiali d’integrità’: specialisti che vanno a tutte le partite di prima e seconda divisione per osservare il comportamento dei giocatori e degli spettatori . I calciatori individuati come soggetti ‘sensibili’, per il loro passato, per la provenienza o per frequentazioni, vengono avvicinati personalmente e avvisati del controllo preventivo operato su di loro. In questo modo, parlando, spiegando, rispondendo, in Liga cercano di prevenire piuttosto che curare. La soglia di attenzione è altissima, anche se non è semplice individuare i giocatori scommettitori. Perché il sistema spagnolo prevede che sia il Ministero del Consumo a multare gli eventuali sportivi che scommettono, e il Ministero non è obbligato a segnalare alla Federazione le eventuali sanzioni. La comunicazione non è fluida, né scontata. Però secondo Arbea l’attività d’informazione funge da deterrente importante sui calciatori: “Sono coscienti dei rischi che corrono, e per questo mostrano un interesse sempre crescente sul tema, fanno domande, chiedono spiegazioni. Per esempio, ci hanno raccontato che a volte affidano quantità di denaro a dei broker che giocano per loro. Però lo fanno utilizzando dei bot che individuano errori d’impostazione nelle quote delle agenzie, e puntano li. Il problema è che la macchina non sa se sta scommettendo su una competizione o addirittura una partita alla quale partecipa il calciatore che ha investito. Per questo abbiamo detto loro di evitare assolutamente questo tipo di affari”. Questo per quanto riguarda i calciatori-scommettitori. Poi c’è il secondo livello, decisamente più pericoloso: la corruzione sportiva. Truccare una partita, condizionarne il risultato e via dicendo. Perché qui il calciatore entra in contatto con vere e proprie organizzazioni criminali, e le pene sono ovviamente molto più dure, con detenzione fino a quattro anni. E ancor di più se si incorre in reati quali associazione a delinquere o riciclaggio. Secondo Arbea questo è un mondo che cerca le sue prede, o i suoi partner, più nelle categorie inferiori, però l’attività di prevenzione della Liga estende il tema anche ai calciatori professionisti. La Liga è in contatto con i grandi campionati e con la Uefa per il monitoraggio dei ‘pattern’ legati alle scommesse sulle diverse partite, il controllo continuo sui flussi di scommesse, con allerta massima sul live betting, la situazione di massimo pericolo in termini di illegalità, che in Spagna vengono seguiti dal programma Tyche 3.0. Tutto questo viene spiegato ai calciatori, anche due volte all’anno, ogni anno. Al momento in Liga tutto tace sul fronte scommesse, ma era così anche in Italia fino a poche settimane fa. Poi è emersa una realtà decisamente preoccupante: “Quanto è successo in Italia ci torna utile – ammette Arbea – perché i giocatori si rendono conto di ciò che rischiano, e che i pericoli sono reali, autentici, e le conseguenze sotto gli occhi di tutti. Detto questo, speriamo di non doverci trovare nella stessa situazione”.
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