'Quella di Strasburgo, cioè lo stop ai motori termici dal 2035, è una decisione scellerata che porterà a un fortissimo impatto sull'occupazione europea e, più specificamente, italiana'
"Quella di Strasburgo, cioè lo stop ai motori termici dal 2035, è una decisione scellerata che porterà a un fortissimo impatto sull'occupazione europea e, più specificamente, italiana"«Quella di Strasburgo, cioè lo stop ai motori termici dal 2035, è una decisione scellerata che porterà a un fortissimo impatto sull'occupazione europea e, più specificamente, italiana.
Se si guarda alla solo industria automotive, quella legata alla produzione di componenti che non serviranno per l'auto elettrica, «sono ben 70mila i posti di lavoro a rischio nel settore», puntualizza Gianmarco Giorda, direttore di Anfia . Che aggiunge: «Visto che l'auto a batteria, a oggi, non è in grado di compensare la perdita di posti, non basta costruire colonnine di ricarica o altri componenti.
Sono dunque passate per lo più inascoltate e sottovalutate le preoccupazioni espresse, ormai da mesi, sull'impatto che la scelta unilaterale dell'Ue sul «tutto elettrico» arrecherà alla filiera automotive e, soprattutto, agli operatori più vulnerabili. A giocare a sfavore è anche il fatto che chi avrebbe potuto scombinare i piani «gretini» si è mosso in grave ritardo, mentre gli stessi costruttori hanno accettato passivamente scelte prese sulle loro teste, per poi rendersi conto dei problemi annessi.
I sindacati, da parte loro, hanno chiesto al ministro allo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, la convocazione immediata del «Tavolo Automotive». Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim Cisl: «Non è più rinviabile una politica attendista sul mettere in atto risorse e investimenti che consentano la trasformazione industriale del settore e, soprattutto, la sua sostenibilità sociale.