In «Lo sguardo di uno sconosciuto» il giovane scrittore nigeriano Emmanuel Iduma traccia un ritratto inedito e appassionato del Continente attraverso decine di istantanee
«Vedo un paesaggio di dune e case costruite come scatole di fiammiferi. Oggi è il primo giorno di ‘Aid al-Fitr. Gli uomini tornano dalle moschee con passo fermo e aria festosa, donne e bambini al seguito. Li osservo con il naso schiacciato sul finestrino. Gli uomini indossano lunghe tuniche abbondanti, quasi tutte bianche, alcune azzurre».
Sulla strada di un viaggio che doveva essere da Lagos a Sarajevo, lungo la costa, ma che in realtà si compie all’interno dell’Africa centrosettentrionale - da Rabat a Gorée, ad Abidjan, passando da Douala fino a N’Djamena, a Khartum e infine ad Addis Abeba - il non ancora trentenne scrittore nigeriano Emmanuel Iduma scatta delle istantanee. Poche ce ne mostra, la gran parte le descrive.
«Una volta a Ngor, davanti al mare, i miei occhi avevano seguito i disegni che i surfisti tracciavano con le loro acrobazie. Vedo cosa i fiumi – il Nilo nel suo corso al di là del Mediterraneo, il Niger quando unisce Timbuktu a Lokoja – possono insegnare con la loro massa fluida. Le onde ricadono una sull’altra, come un dialetto si modula sull’altro. Tutti i fiumi sono plurilingue».
Spirito cosmopolita e inquieto - caratteristica, quest’ultima, di famiglia, con un nonno dichiarato morto varie volte - Iduma si sposta con altri artisti, o solo, o con compagni incontrati per strada. A volte è lui che fotografa, a volte sono altri.
Il suo percorso è punteggiato di storie di donne, uomini e bambini in viaggio verso l’Europa che si arrestano davanti a barriere. «E ogni volta che incontravano quei muri si fermavano e si riorganizzavano. Trovavano sempre nuovi modi per continuare ad avanzare verso l’idea di una vita migliore» o finivano del deserto, tra dune simili a onde, o nel Mediterraneo . Storie di vite fatte di «lontananza da casa e di ritorni guastati dall’incapacità di restare».
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