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La critica dello scrittore alla morbosità della cronaca nera: deresponsabilizza e azzera la capacità di giudizio

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La critica dello scrittore alla morbosità della cronaca nera: deresponsabilizza e azzera la capacità di giudizio
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Uno scrittore denuncia come la cronaca nera, concentrandosi sul chi e non sul perché, deresponsabilizza il pubblico e ne azzera la capacità critica. Attraverso un esempio di sfruttamento dei braccianti, racconta come il totalitarismo cognitivo, con il suo bombardamento di informazioni, distoglie l'attenzione dalle vere responsabilità sociali e politiche.

Essere legati a un giornale significa essere legati all'attenzione. Significa capire quotidianamente a cosa concedere il proprio tempo. Lo scrittore scuote le coscienze, strappando applausi, e mette in guardia contro la morbosità nell'interesse per la cronaca nera .

L'omicidio, dice, deresponsabilizza perché non ci chiede di mettere in discussione noi stessi. Non chiede: che cosa abbiamo fatto? La domanda è solo: chi è stato? In questo modo, le storie di miseria e violenza, quelle che dovrebbero pesarci sullo stomaco, non ingaggiano la parte di noi che deve scegliere da che parte stare, quella che deve studiare per capire fino in fondo.

Ci riconosciamo in quelle vittime: potrebbe essere la nostra vicina di casa, un'amica, una cugina. Potremmo essere noi. Eppure, la nostra attenzione viene distratta dal bombardamento di informazioni che azzera la possibilità di capire. Pensiamo di sapere tutto, ma in realtà non sappiamo niente.

Anche lo scrittore è caduto nel tranello inizialmente, credendo alla versione di una faida tra caporali in un caso di braccianti bruciati vivi. Ha scritto un articolo, ricostruendo attraverso il suo archivio le vicende simili del passato. Poi grazie a un sopravvissuto, uno che si è salvato perché con prontezza di riflessi è riuscito a rompere i finestrini dell'auto dentro la quale era stato chiuso prima che appiccassero il fuoco, hanno scoperto la verità.

Braccianti costretti a lavorare gratis in cambio di un materasso in un tugurio e qualcosa da mangiare. Anzi, costretti a pagare, 5 euro, che non avevano, per ottenere la possibilità di lavorare senza paga nei campi. Il bombardamento mediatico ci fa perdere la capacità critica e la nostra etica. È una disattenzione figlia del totalitarismo cognitivo: tante, troppe informazioni, così niente resta.

Lo scrittore si rivolge a un maestro, che più volte lo sollecitava a dare nuove letture del Sud per inserirlo nell'agenda politica della settimana. Ribadisce: l'opinione pubblica può trasformare la realtà e lo fa quando sceglie. Ai governi piace la cronaca nera proprio perché l'attenzione è altrove. Non è dove dovrebbe essere il cuore

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