Fin dall’introduzione, Andrej Konchalovskij vuole precisare il perché del titolo della sua autobiografia. Le recensioni 📖 di Tuttolibri .
Fin dall’introduzione, Andrej Konchalovskij vuole precisare il perché del titolo della sua autobiografia: il segreto è in una frase di Puskin, «un inganno sublime ci è più caro di un fiume di scomode verità». Ecco perché la sua autobiografia si intitola proprio.
I suoi gusti di cinema sono eclettici. Ricorda un turbamento giovanile vedendo Gina Lollobrigida danzare a piedi nudi indi Mario Costa, film operistico in cui l’attrice è doppiata dalla soprano Onelia Fineschi. Crescendo, adora il polacco Wajda ma anche Luis Buñuel del quale apprezza la sensualità), il sovietico Boris Barnet, il giapponese Akira Kurosawa ma soprattutto l’italiano Federico Fellini.
Konchalovskij, insomma, racconta tante storie affascinanti che lo riguardano. Chissà come sarebbe stato il rifacimento di, per il quale aveva comprato i diritti pensando di riscriverlo insieme a Paul Schrader . Chissà cosa lo spingeva a definire Jon Voight «il nuovo Gerard Philippe».
Il racconto scorre fluido, i nomi, i titoli e le situazioni sono raccontare con maestria. Sulla famiglia, però, Andrej è volutamente reticente. Racconta del padre, autore dell’inno nazionale, e delle convocazioni da parte del partito alle quali risponde malvolentieri. Descrive la madre come una grande intellettuale, tutta presa dal proprio lavoro di traduttrice. Ma del fratello Nikita Michalkov quasi nulla.
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