Il ritardo dei riformisti sull’agenda Draghi I liberaldemocratici sparsi in diversi partiti dovrebbero cercare una strada comune in modo creativo, non arrestandosi di fronte agli ostacoli | di mariolavia
Dopo l’ennesima nasata sul ginocchio di Mario Draghi, le veline contiane annunciano sfracelli se il presidente del Consiglio non recepirà le richieste del papello che Giuseppi gli ha consegnato. La realtà è che, come il protagonista della commedia di Terenzio, Conte ha punito se stesso, qualche sondaggio lo dà abbondantemente sotto il 10%, e la pietra è destinata a rotolare presa a calci dei Marco Travaglio e Alessandro Di Battista.
Qui torna il discorso sulla agenda Draghi, quella cui dovranno/dovrebbero ispirarsi i riformisti di varie estrazioni, e dunque la questione delle forze reali in campo. E su questo aspetto cruciale come al solito i riformisti sono in ritardo. Da questo punto di vista è innegabile che uno che continua a cercare la via giusta sia Carlo Calenda che organizza per il 24 settembre a Milano «un grande incontro per la costruzione del polo liberaldemocratico aperto a tutte le personalità e ai partiti che sono stanchi del bipopulismo».
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