La linea della premier e il modello Afd. Meloni non inseguirà Vannacci nelle sue svolte spericolate e non si farà schiacciare sul moderatismo
La linea della premier e il modello Afd. Meloni non inseguirà Vannacci nelle sue svolte spericolate e non si farà schiacciare sul moderatismo Non si sa come prenderlo.
Interloquire con Roberto Vannacci è un po’ come confrontarsi con un terrapiattista. Se lo metti alla pari e ti sforzi di dimostrare che il pianeta è sferico e gira intorno al Sole, stai già arrancando. E così, per ora, almeno nei sondaggi, il generalissimo sta ben oltre il 4 per cento.
È un problema soprattutto per il centrodestra, con gli schieramenti che vengono dati più o meno alla pari e con la legge elettorale che si farà , a maggioranza, ma dovrà affrontare in Parlamento insidie che non arriveranno solo dall’opposizione. Anche i Cinque Stelle però devono guardarsi da Futuro nazionale, con il loro elettorato fluttuante e imprevedibile, specialmente se non dovesse essere Giuseppe Conte a guidare la coalizione.
Vannacci si spinge perfino a difendere la loro frase sessista e incivile sulle ginocchiere. Un po’ perché il personaggio è quello, e si qualifica, un po’ per interesse di bottega. In zona maggioranza, seppure per pochi minuti, c’è stato chi ha pensato a tenerlo dentro. In campagna elettorale non si butta via niente, e l’insegnamento di Silvio Berlusconi, che si perde solo se divisi, lo venerano tutti.
Ma no che non è facile. Trattare con i pirati è un’avventura. L’ala moderata del centrodestra guarda Vannacci con un orrore che supera anche le convenienze. Ma i suoi lo hanno avvertito: non perseverare.
Molliamo questo accidente del Ponte, fatti dare il Viminale e combattiamolo da quella ridotta. Ma che la premier voglia infilarsi in un rimpasto è per lo meno improbabile. Poi c’è il pericolo più grande: se lo inviti a pranzo, senza più il rischio di disperdere i voti, può saccheggiare la Lega, e magari tentare anche una fetta dell’elettorato di Fratelli d’Italia.
Senza trascurare, in caso di vittoria, la certezza di avere in casa una pattuglia di guastatori, più vicina ai desideri di Putin che alle alleanze d’Oltreoceano. Giorgia Meloni si è convinta per prima. Non ci si siede a tavola con i ricattatori. Roberto Vannacci è l’utile idiota, l’uomo che finge di essere di destra e regge il sacco alla sinistra, votando per sei volte contro la fiducia.
È la marionetta, con i fili tirati chissà dove, che non solo cerca di danneggiare lo schieramento che dice di voler purificare, ma che è pronto a svendere gli interessi dell’Italia. La premier ricalca la strategia che l’ha portata al governo del Paese. Non inseguirà Vannacci nelle sue svolte spericolate e non si farà schiacciare sul moderatismo. Nessun nemico a destra, al massimo avventurieri che si sono messi fuori da soli .
È un piano che ha un assoluto bisogno della nuova legge elettorale, anche pagando un prezzo all’accusa dell’opposizione di truffa anticostituzionale. Serve per render chiaro che si butta il voto se si sostiene chi sta fuori dagli schieramenti.
E per frenare l’emorragia di parlamentari verso il generalissimo, che vedrebbero lo spettro di non raggiungere il quorum.si rendono protagonisti della svolta: Vannacci è il traditore Badoglio, traffica nell’ombra, risponde a Mosca e si avvale della macchina di propaganda di Putin, è il vero leader di una sinistra che guarda a lui per provare a vincere, raccatta i rifiuti del trumpismo, colleziona voltagabbana che però lo stanno già abbandonando. L’idea di erigere un cordone sanitario per isolare Vannacci è inevitabile, ma anche scivolosa, non fosse altro perché le barriere sono fatte sì per ricacciare indietro l’avversario, ma anche per essere infranteresistono, ma vacillano.
In Francia, il fronte comune contro la destra estrema ha funzionato a lungo, ma non è facile giocare oggi lo stesso gioco contro il Rassemblement National. In Germania, a un anno dalle elezioni, la coalizione Cdu/Csu-Spd è in crisi di consensi, e il partito con simpatie naziste di AfD è in crescita. In Spagna avanza Vox.
In Italia ci sono tutte le condizioni perché Vannacci sia la candela che brucia da tutte e due le parti e si spegne presto, ma lui proverà a tramutare in consenso il «tanti nemici, tanto onore»: siamo la feccia, la sporca dozzina, i figli di nessuno. Eccoci, quindi, alla sfida elettorale di casa nostra, che arriverà tra appena un anno, cioè domani. Pare velleitario sperare nelle riforme che servono al Paese, saranno mesi di propaganda.
E non c’è dubbio che la corsa solitaria di Futuro nazionale possa favorire il centrosinistra . Matteo Renzi è il più lucido e il più esplicito nel prevedere che la frattura a destra possa essere decisiva per far perdere le elezioni a Giorgia Meloni, e magari ha ragione. Ma anche lì c’è un rischio. Vale la regola secondo la quale, a dar da mangiare al coccodrillo, il vantaggio che si ottiene è essere mangiati per ultimi.
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