Legge elettorale e calendario Senato: fine vita e riforma Rai slittano al 2027

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Legge elettorale e calendario Senato: fine vita e riforma Rai slittano al 2027
Riforma Rai, Fine Vita, Senato

Il Senato vara il calendario dei lavori fino al 2027: la legge sul fine vita e la riforma Rai slittano, mentre alla Camera passano le pregiudiziali sulla legge elettorale.

Questa settimana la Camera ha respinto ampiamente le pregiudiziali di costituzionalità sulla legge elettorale, con voti in eccesso che indicano un forte impegno politico di Giorgia Meloni. Nello stesso periodo, il Senato ha varato il calendario dei lavori per i mesi a venire, con Ignazio La Russa che presiede e domina Palazzo Madama. Il calendario, concordato da tutti, fissa le discussioni fino al 29 luglio del 2027.

Calendario del Senato fino al 2027

Tra decreti legge, legge di bilancio e disegni di legge collegati alla manovra finanziaria, le uniche due iniziative parlamentari veramente necessarie, la riforma della Rai e la legge sul fine vita, sono previste tardi, molto tardi, troppo tardi per la loro definitiva approvazione.

Per avere una legge sul fine vita bisognerà aspettare un'altra legislatura: il provvedimento è atteso in Aula il 19 gennaio del nuovo anno. Sempre che la Commissione abbia nel frattempo ripreso e concluso i suoi lavori, fermi da prima dell'estate.

È chiaro che se pure la legge fosse licenziata favorevolmente dal Senato, non ci sarebbe possibilità di votarla a Montecitorio prima dello scioglimento delle Camere. Tutti contenti, pare, considerato che non si sono udite particolari proteste da parte delle opposizioni né da parte di Forza Italia, che proprio al Senato aveva ribadito la sua volontà di giungere a definire finalmente il tema del fine vita.

Adesso la battaglia della corrente liberale, di minoranza, di Forza Italia è inserire la legge nel programma per le prossime elezioni del centrodestra. Ma, se fosse davvero interessato a dare un segnale concreto, il capo di questa corrente, Roberto Occhiuto, potrebbe, nella sua Regione Calabria, copiare l'esempio della Regione Veneto, che ha recentemente varato sulla materia una buona legge.

Ci vorrà forse ancora un po' di tempo: Roberto Occhiuto è arrivato a dichiarare di apprezzare la legge sulle unioni civili con soli dieci anni di ritardo, quando era in Parlamento, nel 2016, aveva votato contro.

Riforma Rai e governance in stallo

Per quanto riguarda la legge di riforma della Rai, sarà esaminata al Senato solo a partire dal 24 novembre. La legge arriverebbe a Montecitorio quando la Camera sarà in piena sessione di bilancio e slitterebbe anch'essa al prossimo anno, con tutte le conseguenti incertezze.

Eppure l'urgenza di una legge sulla governance della Rai ci sarebbe, e non solo per adeguarsi al Regolamento europeo sulla libertà dei media. Sarebbe urgente risolvere la penosa situazione del consiglio di amministrazione della Rai, ancora presieduto dal consigliere anziano.

Sarebbe urgente porre fine alla scandalosa vicenda della Commissione parlamentare di vigilanza, sciolta per le dimissioni della minoranza, dopo che la maggioranza ha impedito le riunioni. Il testo della legge sulla Rai stabilito in Commissione non soddisfa le condizioni di autonomia dal governo dei nuovi amministratori della Rai.

La legge avrebbe, però, il vantaggio di far decadere dopo trenta giorni il consiglio di amministrazione della Rai in carica e di procedere al suo rinnovo. Nessun consiglio di amministrazione eletto con la nuova, imperfetta, legge, potrà mai essere peggiore dell'attuale.

All'epoca della sua nomina, due anni fa, le opposizioni si divisero. Il Partito democratico si astenne, il Movimento 5 Stelle ed Alleanza Verdi e Sinistra elessero i propri rappresentanti, come, nella maggioranza, fecero Lega e Fratelli d'Italia.

Il governo indicò amministratore delegato un amico di partito di Giorgia Meloni, Giampaolo Rossi, e presidente Simona Agnes, teoricamente in rappresentanza di Forza Italia, che si è poi disinteressata della sua effettiva entrata in carica, mai avvenuta, proprio per il mancato accordo in Commissione di vigilanza.

Rai e campagne elettorali

Sostituire rapidamente questo consiglio d'amministrazione dovrebbe essere un obiettivo innanzitutto per le opposizioni, che invece protestano per la nuova legge, preferendo andare avanti così, confidando di cambiare il CdA della Rai dopo aver vinto le elezioni. Sicuri?

Intanto si svolgerà la campagna elettorale e assisteremo allo spettacolo triste dell'informazione televisiva messo in scena dal governo. In Rai, ormai, non c'è più alcuna logica aziendale, i conduttori litigano tra di loro e organizzano trasmissioni uno contro l'altro.

Prevale l'appartenenza, non più di partito, ma di amichettismo, di familismo, di fidanzatismo. Da mesi si parla apertamente, senza suscitare scandalo, di un passaggio del direttore del Tg1, Gianmarco Chiocci, a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni deve solo decidere cosa le è più utile, un direttore o un portavoce.

Comunque, i Tg continueranno a ripetere pedissequamente la sua propaganda, usando le stesse parole e gli stessi slogan. Se non è emergenza democratica questa, cosa altro lo è? Inutile chiederlo ai leader del centrosinistra, impegnati a parlare di primarie. E mentre loro a Roma discutono, Sagunto viene espugnata.

Il quadro che emerge dal calendario del Senato è dunque di uno slittamento sistematico dei provvedimenti più delicati. La legge sul fine vita, attesa in Aula il 19 gennaio, difficilmente potrà essere approvata in questa legislatura, e la riforma Rai, esaminata dal 24 novembre, rischia di seguire lo stesso destino.

Le opposizioni, dal canto loro, sembrano più concentrate sulle primarie che sulle urgenze parlamentari, mentre la maggioranza gestisce i tempi con un ottimismo che non trova riscontro nelle scadenze reali. La legislatura volge al termine e i nodi irrisolti restano sul tavolo.

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