L'ex presidente li chiama 'mangia rane, salsicce e spaghetti'. Peskov: 'Spieghino piuttosto a Zelensky lo stato delle cose', la caduta del Donbass è vicina. Medinsky: 'Pronti ai colloqui'
Medvedev sfotte i leader europei. Il messaggio arriva dal Cremlino:"Basta armi, Kiev è spacciata"L'ex presidente li chiama"mangia rane, salsicce e spaghetti". Peskov:"Spieghino piuttosto a Zelensky lo stato delle cose", la caduta del Donbass è vicina. Medinsky:"Pronti ai colloqui"«Non abbiamo invaso l'Ucraina.
Ma quell'intervista concessa mentre Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz sono a Kiev è anche un messaggio all'Europa. Un'Europa considerata ostile, ma anche irrilevante sia ai fini della guerra, sia della trattativa. Anche per questo Lavrov parla con la Bbc e non con un media europeo. Anche per questo preferisce rivolgersi a un nemico storico come Londra anziché a Bruxelles.
Certo, a Mosca c'è anche chi si sforza di esser più roboante, come l'ex presidente Dmitri Medvedev. In un tweet avvelenato, Macron, Draghi e Scholz diventano «fan di rane, spaghetti e salsicce di fegato che amano far visita a Kiev. Ma con zero risultati. Dopo aver promesso all'Ucraina l'adesione alla Ue e qualche vecchio obice buttando giù dell'horilka - scrive l'ex presidente russo - se ne sono andati a casa in treno come cento anni fa.
Il vero avvertimento ai tre leader europei in missione a Kiev arriva, invece, da Dmitriy Peskov. Per il portavoce del Cremlino Draghi, Macron e Scholz non devono concentrarsi «sul sostegno all'Ucraina riempiendola ulteriormente di armi inutili che prolungano le sofferenze e causano ancora più danni». Ai politici europei spetterebbe invece il compito di «incoraggiare il presidente Zelensky a considerare lo stato reale delle cose».
A mettere nero su bianco un avvertimento che i vertici del Cremlino si guardano bene, per ora, dall'esplicitare ci pensa Denis Pushilin, presidente dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk. «Le forniture di nuove armi dell'Occidente all'Ucraina - dice Pushilin - ci costringeranno a non fermarci... dobbiamo liberare tutte le città russe». Un avvertimento capace di far tremare i polsi a molti governi europei.