Durante le comunicazioni al Parlamento prima del Consiglio europeo, Giorgia Meloni conferma il sostegno all'Ucraina, difende l'allargamento dell'UE e il ruolo di Bruxelles nella gestione dei migranti, delineando un'agenda lontana dal sovranismo identitario della Lega. Tuttavia, sulle spese militari permangono nodi su cifre e artifici contabili che creano tensioni sia nella maggioranza che nell'opposizione.
Meloni fa l’anti Vannacci su Kyiv e migranti. Ma sulla Difesa maggioranza e opposizione vanno in tilt Nelle comunicazioni al Parlamento prima del Consiglio europeo, la premier conferma il sostegno all' Ucraina, difende l’allargamento dell’Ue e rivendica il ruolo di Bruxelles nella gestione dei migranti.
Un’agenda lontana dal sovranismo identitario della Lega. Ma sulle spese militari resta il nodo delle cifre e degli artifici contabili, per gli appassionati di politica, è uno di quei momenti magici in cui, per un istante, i leader si mostrano per quello che sono, in purezza, ed è in questi momenti che attraverso un linguaggio diplomatico, felpato, apparentemente neutro, chi ha la responsabilità di governo è costretto a scegliere da che parte stare.
Anche a costo di mettere di malumore la propria parte politica. Le comunicazioni consegnate ieri danon hanno deluso e hanno offerto agli osservatori diversi spunti di riflessione per ricordare quale distanza ci sia, al di là delle ambiguità verbali, tra la destra modello Meloni e la destra modello Vannacci. Ieri Giorgia Meloni, in almeno quattro occasioni, ha scaraventato, come un’incudine, la realtà sulla testa di Salvini e di Vannacci e ha mostrato un approccio alternativo su quattro questioni interessanti.
Meloni ha ricordato che il governo, nonostante i borbottii di Salvini, sostiene “attivamente la difesa” di Kyiv, dove per difesa si intende anche l’approvvigionamento militare. Ha ricordato che l’Italia sostiene l’ingresso nell’Unione europea dell’Ucraina, cosa che Salvini e Vannacci non vogliono, anche se a differenza del collega tedesco Merz non sostiene la necessità di creare una via preferenziale.
Meloni sostiene che per risolvere le grandi crisi con cui deve fare i conti l’Europa, crisi energetica, guerra in Ucraina, aggressione della Russia sul territorio europeo, non serva meno Europa ma più Europa . Infine, provocando svenimenti multipli a Salvini e Vannacci, Meloni ha elogiato l’Unione europea anche per aver aiutato l’Italia a contrastare con efficacia l’immigrazione irregolare, governando dunque i flussi senza porti chiusi , senza blocchi navali , senza deportazioni .
Da quattro anni a questa parte capita regolarmente che ogni volta che Meloni si rivolge all’Aula per anticipare il posizionamento del governo in Europa emerga un profilo di pragmatismo europeo più accentuato rispetto a quello predicato da Meloni nella quotidianità. E Vannacci, da questo punto di vista, è lo specchio perfetto di quello che Meloni poteva essere e non è stata, di quello che è diventata senza poterlo ammettere , e l’agenda europeista, per quanto imperfetta, è un piccolo manifesto in purezza di anti vannaccismo declinato da destra.
Ma quando si parla d’Europa, quando lo si fa con franchezza, insieme alle virtù emergono anche i vizi e uno dei vizi più vistosi mostrati ieri da Meloni nelle sue comunicazioni all’Aula, oltre alla timidezza sull’unanimità, ha coinciso con un approccio arrendevole sul tema delle spese per la Difesa.non è un orpello, ha detto, bisogna investire di più e l’Italia arriverà al vertice Nato di Ankara del 7 luglio con il 2,8 per cento del pil in “difesa e sicurezza”. Il problema è che, come ammesso da Meloni, in quel 2,8 c’è un aumento di 0,71 punti garantito soprattutto da spese legate alla sicurezza sul territorio.
E anche quel 2,09 residuo è un artificio contabile: la spesa vera resta attorno all’1,65 e pochi paesi in Europa spendono così poco come l’Italia. Ieri, in Inghilterra, il ministro della Difesa John Healey ha scelto di dimettersi dopo aver preso atto che il suo governo ha scelto di spendere entro il 2030 meno di ciò che aveva promesso .
In un paese normale, l’opposizione chiederebbe conto al governo di questi passi indietro.senza rendersi conto che, mentre accusano il governo di inseguire Vannacci, finiscono per adottare la stessa impostazione di Vannacci sulla Difesa: non c’è nessun pericolo in Europa, la Russia non è minacciosa, riarmarsi è sbagliato, spendere per la Difesa è una follia. Spasibo a tutti. Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore.
Ha scritto qualche libro , è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.
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