Miralem Pjanic racconta la sua carriera al Festival dello Sport di Trento

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Miralem Pjanic racconta la sua carriera al Festival dello Sport di Trento
Miralem Pjanic, Festival Dello Sport, Trento

Miralem Pjanic si racconta al Festival dello Sport di Trento: dagli inizi in Lussemburgo alla Bosnia, il soprannome di Totti, Messi e Ronaldo e la finale di Cardiff.

Miralem Pjanic, centrocampista della Bosnia-Erzegovina, ha parlato al Festival dello Sport di Trento, intervistato da Fabiana Della Valle nel panel Il pianista al Teatro Sociale. Pjanic ha ripercorso la sua carriera, dalla fuga dalla guerra alla Bosnia, all'esperienza alla Juventus e i ricordi dei grandi campioni.

Siamo stati costretti ad andare in Lussemburgo per la guerra, ha raccontato Pjanic. Quando sono andato via da casa a 13 anni ho scelto di farlo perché il Lussemburgo non era un livello professionale sufficiente per me. Volevo crescere di più, i miei genitori mi hanno accompagnato e appoggiato.

La Bosnia-Erzegovina è stata una scelta di cuore, anche se non avevo mai giocato nelle giovanili, ma in casa mia la cultura era bosniaca e io mi sono sempre sentito bosniaco. In Bosnia avevamo giocatori come Salihamidzic e Barbarez, gente che aveva giocato ai massimi livelli.

Gli idoli e l'importanza dell'allenamento

Pjanic ha rivelato di essersi ispirato a Juninho Pernambucano. Assolutamente sì, era una squadra che vinceva campionati in serie e per la prima volta ho trovato un calciatore cui volevo somigliare in campo e fuori. Guardavo Juninho per le punizioni, ma anche per come si allenava.

Allenamento, allenamento e ancora allenamento. Tutta questione di concentrazione che metti in allenamento. Poi in allenamento hai tante possibilità, in partita magari ne hai una. Juninho quante volte ha sbloccato una partita con un piazzato ben tirato? Poi c'erano anche palloni che cambiavano sempre, tu dovevi abituarti ad un pallone piuttosto che un altro solo con il lavoro.

Sui migliori tiratori di punizioni, Pjanic ha detto che Dybala è quello che li calcia meglio. Riguardo al soprannome Il Piccolo Principe datogli da Totti, ha commentato: Mi piacciono tutti, ma è stato veramente incredibile in una città come Roma che Francesco Totti mi avesse dato un soprannome come quello, è stato davvero speciale.

Messi, Ronaldo e il legame con Totti

Parlando dei più forti di sempre, Pjanic ha detto che Messi e Ronaldo sono ancora qualcosina superiori a Francesco. Al primo posto metto Messi. Ho fatto un anno con lui, mi scioccava che in allenamento gli venisse tutto così naturale che sembrava avesse un dono di Dio. Sistemava tutto quello che potevamo sbagliare. Con Cristiano abbiamo fatto due anni assieme alla Juventus, tutti i giovani dovrebbero prendere esempio da uno come lui. Ogni tanto anche lui lo vedevi sbagliare, ma la differenza con noi era che lui non si arrendeva mai, mi dispiace di non aver vinto una Champions con lui perché quella squadra aveva il potenziale per prendersela.

Sulla Roma attuale, Pjanic ha dichiarato: Assolutamente sì. L'ho seguita in tutte le partite, è un piacere guardarli, accendi la tv per guardarli. Fisicamente stanno bene e se davanti Dybala non ha problemi atletici, con Malen e quello che sta facendo beh, possono veramente andare a riportare a Roma uno scudetto. In questo momento è la squadra che lo merita di più.

Su Radja Nainggolan, Pjanic ha ricordato: Lui era così, se non fosse stato lui stesso non avrebbe reso in campo. Ed è un peccato perché è stato davvero impressionante e poteva fare molto di più. Viveva la sua vita come la intendeva lui, è vero, ma per la squadra dava tutto e contavi su di lui. Non ti lasciava mai nei guai, in campo. Anche i miei difetti con lui vicino scomparivano. Radja è stato veramente forte, gli voglio bene, avevamo un legame forte. In quella squadra c'era un gruppo forte, con ragazzi straordinari, che però in quel periodo ha trovato una Juve più forte.

La finale di Cardiff e l'era Allegri

Sulla finale di Champions persa con la Juventus contro il Real Madrid, Pjanic ha detto: Quel tiro è ancora nella mia testa, ad inizio primo tempo. Calcio perfettamente, Il riflesso avuto da Navas mi ha sorpreso, l'ha salvata, questi campioni in questi casi fanno la differenza in quei momenti. Mister Allegri aveva cambiato modulo in corsa ed avevamo trovato equilibrio. In finale abbiamo trovato una squadra con più esperienza nel saper gestire quei momenti chiave di dominanza nostra nel non prendere gol. Il 4-1 non riflette la partita, non doveva finire così. Dopo il 2-1 hanno fatto subito il 3-1 e ci ha fatto male. Un grande dispiacere aver perso quella partita, ci credevamo ed eravamo sicuri di giocarsela.

Sulla Juventus di quegli anni, ha aggiunto: La Juve è stata sempre forte. L'anno dopo o due anni dopo avevamo una rosa veramente incredibile, avevi due squadre che potevano vincere lo scudetto, chi mettevi mettevi era forte. Non penso che quella di Cardiff fosse la più forte perché quella arrivata dopo aveva una rosa ancora più ampia.

Su Allegri: Max è stato molto importante, è riuscito a dare compattezza. Quegli anni lì sembrava che fosse facile per noi, ma non era così: dipendeva da lui. Mi ha fatto diventare un altro calciatore, più serio e ordinato in campo. Per me è stato molto importante, siamo amici ancora oggi, gli auguro il meglio per la sua carriera.

Infine, sul divertimento di giocare in quella squadra: Ci divertivamo e si vedeva, ci divertivamo ad avere tutto questo talento sul campo. Per come stavamo bene era anche un piacere difendere uno per l'altro. Ed eravamo talmente forti e sicuri di noi che non volevamo non solo non prendere gol, ma nemmeno un tiro in porta. Onestamente era tra me e Dybala, sempre.

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