L’esotico mix (americana di padre tedesco, madre aristocratica italiana) e la bellezza esplosiva la fecero diventare il sogno erotico di un’Italia avvelenata dagli Anni di piombo. Il successo passò presto.
Nadia Cassini, corpo di aurea perfezione su gambe extra long, raccontava che per anni aveva dovuto combattere con un handicap procurato involontariamente proprio da quel privilegio fisico. Visto che in televisione la telecamera puntava sempre sul suo lato B leggendario, lei doveva girarsi a 360 gradi per far vedere il suo viso, che poi non era male neppure quello, «fino a farmi venire il torcicollo».
Certo, se tutti i problemi fossero questi, ma tant’è. Forte di quel Dna e di una sua predisposizione al sense of humour Nadia era riuscita a vivere una stagione di grande popolarità, fra cinema e tv, con mix straniante di bellezza esplosiva e di carica ironica giocata molto sull’ accento italo americano. Diventando il sogno erotico di un’Italia oppressa dalla pesantezza politica, «simbolo di un cinema di serie B ma popolarissimo per un pubblico che voleva finalmente ridere» l’ha salutata così nel Tg del La 7 Enrico Mentana, lo scorso anno, in occasione della scomparsa di Nadia, il 18 marzo 2025. Nella stagione avvelenata degli Anni di piombo risollevava gli animi, insieme a Edvige Fenech, Barbara Bouchet e Gloria Guida, con una presenza da bella e possibile interpretando innumerevoli ruoli di infermiera, insegnante e dottoressa, in titoli sparsi: L’insegnante balla…con tutta la classe, L’infermiera nella corsia dei militari, La dottoressa ci sta col colonnello, con in più L’assistente sociale tutto pepe, spesso in coppia con Lino Banfi che l’ha ricordata con affetto e nostalgia professionale a La Volta Buona: «Era gentile e spiritosa. Ho capito subito quanto giocasse un po’ con gli errori linguistici, quando scendendo le scale sul set del Colonnello mi ha salutato dicendo Caro Coglionello,e le ho spiegato pazientemente che significava un’altra cosa. Ma lei mi ha risposto: “Fa lo stesso, se la gente ride, va bene così”. Ci siamo arresi, e l’abbiamo tenuto così». E ha funzionato, grazie proprio alla leggerezza di Nadia. D’altra parte non poteva che essere così per una ragazza nata a Woodstock, vero nome Gianna Lou Muller, da padre di origini tedesche e madre aristocratica con ascendenze italiane, anzi siciliane, attori di vaudeville, famiglia presto lasciata per inseguire la libertà, e dopo lavoretti come modella e ballerina e un favoleggiato flirt con Georges Simenon, a 19 anni presto sposa di Igor Cassini Loiewski, conte di origini italiane e russe, giornalista con il nome di Cholly Knickerbocker, e fratello dello stilista Oleg. Lo segue in luna di miele in Italia e lì incontra «il più bel Paese del mondo» e il suo cinema, e conquista pubblici con il lato B più bello del mondo, un fisico moderno e insolito per i canoni italici. «Merito di tutti quegli anni a fare danza. E merito di mamma. Ogni tanto la prendevo in giro: “Non è che hai fatto le corna a papà? Ho un sedere da nera”». Dal cinema passa alla tv, Premiatissima, con Amanda Lear, e Drive in con la sigla finale Bum Bum Bum in cui canta, sempre sensuale, ma con in sottofondo un coro di bambini. E incanta ancora oggi i ragazzi che la cercano su youtube con la sua interpretazione di A chi la do stasera, capolavoro di ironica seduzione. Poi, per le vicende private, un secondo matrimonio con Yorgo Voyagis gelosissimo e padre di sua figlia Kassandra, e i pubblici infortuni – un intervento estetico malriuscito, un periodo di dipendenza dalla droga e un brutto incidente stradale – lascia a poco a poco le scene. «Avevo il sedere più bello del mondo» aveva detto «ma non ho avuto altrettanto culo nella vita». Si era ritirata a vita privata in Calabria, dove aveva trovato un equilibrio accanto al terzo marito, il mercante d’arte Giuseppe Furfaro. In un’intervista a Gigi Marzullo, nel confort della trasmissione Sottovoce, si era raccontata sottraendosi per prima al clichè che l’ aveva accompagnata: «Sono impulsiva, poco pratica, molto passionale, amo la creatività. E sono pure timida. Mi prendevo in giro come donna fatale, m’immaginavo quasi un cartone animato. Mai presa sul serio, facevo di tutto un’esagerazione, come il mio accento alla Stanlio e Ollio».
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