La voce fioca dell’Ue al G20 di Bali Difficile per la delegazione europea ottenere la condanna dell’invasione russa, mentre l’incontro di Charles Michel con XiJinping è oscurato da quello tra il presidente cinese e Biden | Vincengen
Si gioca intorno alla parola «guerra» la partita diplomatica più importante per l’Unione europea al G20 di Bali. Includerla nel comunicato finale sarebbe considerato una vittoria, mentre riferimenti più «morbidi» e vaghi al conflitto dimostrerebbero che la persuasione dell’Unione e dei suoi alleati occidentali non è stata efficace abbastanza.
Perché il summit produca un testo concordato, fa capire Widodo, è necessario che il linguaggio utilizzato sia molto equilibrato. Di certo non potrà assomigliare a quello perentorio dell’ultimo incontro G7, quando i ministri delle prime sette economie mondiali dedicarono il primo paragrafo alla guerra, chiedendo «il ritiro di tutte le forze militari russe» e menzionando apertamente «attacchi contro civili ucraini e infrastrutture civili».
Al di là delle parole utilizzate, per l’Unione sarebbe importante convincere quei Paesi del G20 che al momento sembrano recalcitranti a condannare pienamente l’invasione a far seguire azioni concrete nei confronti della Russia: Arabia Saudita, Brasile, India, e soprattutto Cina. Per circostanze esterne e demeriti interni, il ruolo che l’Europa si appresta a giocare a Bali appare invece piuttosto limitato. Finora il governo di Pechinole allusioni russe a un eventuale utilizzo di armi nucleari, ma non si è mai spinto oltre.
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