Primarie centrosinistra, Schlein vuole il duello con Conte. I nodi su gazebo, programma e alleanze

Elly Schlein Notizia

Primarie centrosinistra, Schlein vuole il duello con Conte. I nodi su gazebo, programma e alleanze
Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Pd

Meno siamo, meglio stiamo. Nella partita per la premiership a sinistra, la segretaria del Pd Elly Schlein non nasconde di preferire un duello diretto con Giuseppe Conte, leader del Movimento 5...

è tutt’altro che sciolto. Di certo c’è che quella di centrosinistra dovrà essere “un’alleanza inclusiva”, ma “non è che uno vale uno”, ha spiegato ieri Schlein, rispondendo al leader pentastellato che l’aveva incalzata sui «ritardi» tra i dem nel chiudere un programma in questi mesi.

E infatti, accanto alla partita delle primarie, l’altro nervo scoperto è proprio il programma. Che dovrà essere un lavoro di sintesi, ha ricordato ancora Schlein, perché “si scrive con tutta l’alleanza”. Una formula politicamente elegante per ricordare all’alleato che non c’è spazio per “programmi di partito”.

“È impossibile che non si trovi un accordo”, ha spiegato il responsabile dell’organizzazione del Pd, Igor Taruffi, in un’intervista a Repubblica, indicando l’inizio del 2027 per la data delle primarie. La linea è chiara anche perché nei sondaggi il Pd vale circa il doppio del M5S. Un peso destinato a farsi sentire soprattutto sui dossier più delicati, dalla politica estera al sostegno all’Ucraina, dove le posizioni restano distanti. Soprattutto perché il voto dovrà sciogliere un altro nodo: quello delle alleanze..

L’ingresso di Italia Viva resta infatti uno dei punti più sensibili, soprattutto per Conte, che ha chiesto garanzie a Schlein perché “si sta assumendo una grande responsabilità politica volendo Renzi sin dall’inizio” nel campo largo. A rispondere all’ex premier è stato proprio il leader di Italia Viva, citando Clint Eastwood: “Se vuoi una garanzia comprati un tostapane”.

Dal palco della Leopolda, Renzi ha poi chiarito quale sia, a suo avviso, l’unica garanzia da prendere in considerazione nel centrosinistra: non “regalare di nuovo a Meloni il Paese e il Quirinale”. Perché “la politica non si fa sulla base dei rapporti personali” ma “sulle base delle idee”. Sulle “discussioni di merito”, invece, Renzi non ha chiuso la porta ricordando che: “Noi ci siamo. Magari con un contratto alla tedesca”.

Ovvero, un accordo scritto e vincolante tra i membri della coalizione, con impegni e paletti messi nero su bianco. La minoranza riformista ha apprezzato lo “scatto d’orgoglio” della segretaria sui 5 Stelle e la conferma del sostegno a Kiev, ma ieri non ha partecipato al voto sulla sua relazione al Nazareno. Un passo di lato che non apre una rottura con Schlein, ma segnala che anche dentro il Pd c’è voglia di chiarezza su programma, alleanze e leadership.

Soprattutto dopo che la proposta del riformista Giorgio Gori di introdurre il doppio turno alle primarie, con una sua candidatura al primo turno, è stata archiviata con un netto “non se ne parla”.

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