Il polo liberale non può scegliere la strada del populismo istituzionale Letta ha fatto di tutto per favorire l’affermazione in Italia di una forza progressista, non compromessa con populisti e demagoghi, e soprattutto non guidata da lui | peraltro
Dalle alleanze alle liste, dalle proposte programmatiche alle scelte di comunicazione, in queste settimane Enrico Letta ha fatto obiettivamente tutto quanto era in suo potere per favorire l’affermazione in Italia di una moderna forza progressista, democratica e liberale, non compromessa con populisti e demagoghi, e soprattutto non guidata da lui.
Guai però se a questo scoppiettante inizio continuassero ad aggiungersi piccole furbizie come le battute di Matteo Renzi contro Andrea Crisanti, candidato dal Pd, con evidente strizzata d’occhio alla destra più insofferente a regole e restrizioni anti-covid, cioè alla peggiore e più irresponsabile di tutte le forme di populismo esistenti oggi al mondo , o come la proposta del «sindaco d’Italia», cioè la seconda, e specificamente italiana, peggiore forma di...
Può darsi che un simile posizionamento consenta loro di sottrarre qualche voto in più a Forza Italia, ma è comunque ben strano che sia proprio il polo liberale a sminuire i rischi di un attacco alla democrazia liberale. Cioè all’equilibrio di tutto il sistema di pesi e contrappesi che il centrodestra, con una maggioranza dei due terzi dei seggi,, riscrivendo le regole e nominando tutte le figure di garanzia e controllo a proprio piacimento.
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