Il Tribunale di Rimini annulla il licenziamento e riconosce 61mila euro di risarcimento: ambiente di lavoro “opprimente, stressante e avvilente”
Assunta a tempo indeterminato nel 2023 come cassiera in un supermercato di Rimini, nel giro di pochi mesi la suafatto di insulti, umiliazioni pubbliche e pressioni continue. Una vicenda che sembrava destinata a concludersi con un licenziamento ingiusto, ma che si è ribaltata in tribunale con una sentenza a favore della lavoratrice.
a un risarcimento complessivo di circa 61mila euro: 21mila euro come indennità pari a dodici mensilità e 40mila euro per i danni subiti, oltre a interessi e spese legali. Al centro della vicenda, un clima lavorativo definito dai giudici come vessatorio e degradante. Secondo quanto emerso in aula, la dipendente sarebbe stata presa di mira da un responsabile senza apparente motivo. Gli insulti erano quotidiani e diretti: “, non capisci nulla, non ti vergogni di essere un’incapace totale?”. Frasi ripetute nel tempo, spesso davanti a clienti e colleghi, che hanno contribuito a minare profondamente la sua stabilità emotiva. Il giudice Lucio Ardigò, della sezione lavoro, ha ricostruito la vicenda ascoltando numerosi testimoni e disponendo una perizia medico-legale. Il verdetto parla esplicitamente di “sistematiche condotte prevaricanti”, responsabili di aver creato un ambiente “Le conseguenze sulla salute della lavoratrice sono state rilevanti: la perizia ha accertato un disturbo dell’adattamento con ansia e umore depresso legato allo stress lavoro-correlato. Un quadro clinico che ha confermato la gravità delle condizioni subite nel contesto professionale. Il licenziamento, formalmente motivato da presunte irregolarità nella gestione dei buoni sconto, è stato giudicato infondato. Secondo il tribunale, si trattava dellPartecipare in diretta alla riunione di redazione ogni giovedì alle 16.00Sconto del 30% sull'abbonamento annuale a TvLoft e sui libri Paper FirstTesseramento alla Fondazione il Fatto Quotidiano a € 5,00 Accedere all'archivio completo de il Fatto QuotidianoAccedere a tutti i programmi di TvLoftTesseramento alla Fondazione il Fatto Quotidiano a € 5,00 L’elenco. I 25 casi che Meloni e dirigenti di FdI usano nei comizi sui giudici che non pagano e hanno valutazione positiva - L'inaugurazione del nuovo HP Experience Center a Cernusco sul Naviglio, avvenuta nel novembre 2025, segna un momento di profonda trasformazione per la filiale italiana, coincidendo strategicamente con il decennale di HP Inc. e i primi cinque anni di leadership di Giampiero Savorelli. Proprio in occasione di questo importante traguardo, il vice presidente e amministratore delegato di HP Italy ha gentilmente risposto alle domande della redazione di Adnkronos Tech&Games, delineando il futuro di uno spazio che non nasce come un semplice showroom espositivo, ma come la sintesi fisica di una visione che mette l'esperienza umana al di sopra del mero prodotto. Attraverso la simulazione di scenari reali, dalla dimensione domestica dello smart working all'ufficio ibrido fino alla mobilità"on the go", il centro permette di toccare con mano come l'ecosistema integrato di PC, soluzioni Poly e stampa possa fluidificare i processi lavorativi. In un'epoca in cui l'Intelligenza Artificiale si appresta a diventare l'infrastruttura silenziosa del 2026, l'obiettivo dichiarato da Savorelli è quello di abbattere l'attrito digitale, liberando tempo e potenziale creativo per i professionisti attraverso una tecnologia che sia, prima di tutto, sicura, sostenibile e profondamente vicina alle persone. Gli ultimi mesi del 2025 hanno segnato il decennale di HP Inc. e i suoi primi 5 anni alla guida dell'azienda in Italia: che bilancio trae da questo doppio anniversario? Il 2025 ha rappresentato un anniversario particolarmente significativo sia per HP Inc. sia per il mio percorso in azienda. I dieci anni dalla nascita di HP Inc., dopo la separazione da Hewlett-Packard Enterprise, hanno segnato l’avvio di una fase nuova, con una chiara focalizzazione strategica e una forte accelerazione sull’innovazione nei dispositivi, nei servizi e nelle soluzioni per il mondo del lavoro. Nei miei cinque anni alla guida di HP Italy ho visto questa visione prendere forma anche a livello locale, in un contesto di mercato complesso e in continua evoluzione. Il nostro impegno si è concentrato sull’ espandere la presenza di HP in Italia, costruendo relazioni sempre più solide con clienti e partner e accompagnandoli nei cambiamenti profondi che hanno interessato modelli organizzativi, modalità di lavoro e aspettative delle persone. Questo percorso ci ha permesso di affermarci come interlocutore di riferimento per la trasformazione tecnologica e culturale delle imprese, in linea con la nostra visione di “Future of Work”, mettendo al centro l’esperienza dei dipendenti, l’innovazione responsabile e la capacità di tradurre la tecnologia in valore concreto per professionisti ed imprese. Un doppio anniversario che non è solo un traguardo numerico, ma la conferma che una visione chiara, unita all’innovazione costante e alla centralità delle persone, può generare valore reale e duraturo.In che modo l’HP Experience Center inaugurato a novembre rappresenta la sintesi fisica della vostra visione di innovazione? L’HP Experience Center di Cernusco sul Naviglio è la rappresentazione concreta di ciò che intendiamo come “Futuro del Lavoro”, uno spazio che non si limita a mostrare la tecnologia, ma la rende esperienziale e tangibile. Non è uno “showroom” tradizionale: è uno ambiente completamente ripensato per far vivere come le soluzioni HP si inseriscono nei flussi di lavoro reali, mettendo al centro l’esperienza d’uso e non il prodotto in sé. Abbiamo voluto riprogettare questo spazio, in linea con altri centri simili HP, perché oggi è fondamentale permettere ai clienti di toccare con mano come la tecnologia abiliti le nuove modalità di lavoro. All’interno del centro ci sono ambienti che replicano i diversi contesti quotidiani: la casa di chi lavora in smart working - includendo anche la dimensione consumer e gaming - l’ufficio ibrido, la mobilità “on the go”, le sale riunioni per la collaboration, fino alle aree dedicate al printing e al large format. In questo modo clienti e partner possono osservare e sperimentare come PC, stampanti, soluzioni di collaboration HP Poly e software si comportano all’interno di un workflow concreto. L’Experience Center rende tangibile il passaggio da una logica di prodotto a una di ecosistema integrato, mostrando come l’Intelligenza Artificiale, quando è progettata by design nei dispositivi e nelle soluzioni, diventi un abilitatore naturale di produttività, collaborazione e semplicità operativa, agendo nei processi quotidiani: dalle postazioni di lavoro alle sale meeting, dalla gestione documentale alla stampa, fino alle applicazioni di grande formato. È un luogo pensato anche per l’apprendimento, la formazione e la co-creazione, con dimostrazioni live, workshop e momenti di confronto. L’HP Experience Center è uno strumento di connessione tra HP, clienti e partner, ed è il risultato di un investimento significativo che conferma l’attenzione al mercato italiano. In questo senso, diventa il punto di convergenza tra tecnologia, cultura del lavoro e relazione con il territorio, in linea con gli altri centri HP in Europa e con l’obiettivo di accompagnare in modo concreto la trasformazione digitale delle imprese italiane. L’Intelligenza Artificiale è oggi un’infrastruttura strategica: come sta cambiando il paradigma della competizione tra imprese? Molti analisti ritengono che l’Intelligenza Artificiale stia passando da tecnologia emergente a vera infrastruttura del lavoro e che il 2026 sarà l’anno di questo passaggio. Oggi la competizione tra imprese non si basa più soltanto sull’adozione dell’Artificial Intelligence, ma su dove e come questa viene integrata nei processi quotidiani. In HP questo cambiamento si riflette direttamente nel modo in cui progettiamo prodotti e soluzioni: l’AI non è un’estensione, ma una componente strutturale dell’esperienza di lavoro. Per questo stiamo portando l’AI direttamente ai dispositivi endpoint – PC, workstation, stampanti e sale riunioni – attraverso soluzioni AI-native, basate su elaborazione on-device e NPU dedicate. Questo approccio consente di ottenere benefici concreti in termini di velocità, continuità operativa e protezione dei dati, riducendo la dipendenza dal cloud e rendendo l’AI più affidabile e vicina alle persone. Un altro esempio è l’utilizzo dell’AI nelle piattaforme di gestione e di sicurezza, come HP Workforce Experience Platform , che permette di osservare, prevenire e risolvere eventuali problemi prima che impattino sul lavoro quotidiano. Qui l’AI non è visibile, ma agisce come infrastruttura silenziosa che riduce l’attrito digitale, alleggerisce il carico dei team IT e migliora la digital experience dei dipendenti. Quando l’AI è integrata by design nei dispositivi e nei servizi, smette di essere un elemento sperimentale e diventa un fattore strutturale di produttività e resilienza. È su questa capacità di trasformare l’AI in un’infrastruttura concreta e affidabile che oggi incide in modo determinante sulla competitività delle imprese. In che modo l’approccio HP all'AI permette di liberare il potenziale creativo e il tempo dei professionisti? L’approccio HP all’AI è orientato a semplificare il lavoro quotidiano, riducendo l’attrito digitale e automatizzando attività ripetitive che sottraggono tempo ed energia alle persone. Quando l’Intelligenza Artificiale è integrata nativamente nei dispositivi e nelle piattaforme software, diventa un supporto naturale che rende più fluidi i processi operativi, creativi e collaborativi, migliorando l’esperienza complessiva di lavoro. Un esempio concreto è rappresentato dalle soluzioni di collaboration HP Poly, completamente integrate nell’ecosistema HP. Qui l’AI interviene in modo automatico per migliorare la qualità di audio e video, riconoscere chi parla, adattare l’inquadratura e ridurre il rumore di fondo, eliminando molte delle frustrazioni tipiche delle riunioni ibride. Questo permette alle persone di concentrarsi sul contenuto e sulla relazione, senza doversi occupare degli aspetti tecnici. Lo stesso approccio si ritrova nella gestione dei documenti e nel printing, dove l’AI semplifica attività come la scansione, la formattazione e la condivisione, trasformando processi spesso frammentati in flussi più lineari ed efficienti. In questo modo l’AI libera tempo da dedicare ad attività a maggior valore, come la creatività, l’analisi e il processo decisionale. I dati del nostro HP Work Relationship Index 2025 confermano che chi utilizza l’AI quotidianamente dichiara una relazione più equilibrata con il lavoro, a dimostrazione che un’AI ben progettata non solo aumenta la produttività, ma contribuisce anche a migliorare la qualità del lavoro e la soddisfazione professionale. Sicurezza e ambienti di lavoro ibridi moderni: quali sono le sfide prioritarie per proteggere i dati in un contesto di lavoro sempre più frammentato? La diffusione del lavoro ibrido ha ampliato in modo significativo la superficie di attacco, rendendo PC, stampanti e dispositivi di collaboration punti critici per la sicurezza aziendale. Oggi i dati si muovono continuamente tra ambienti diversi - ufficio, casa e mobilità - e questo richiede un approccio alla sicurezza che sia integrato e coerente. La sfida principale è proteggere informazioni e dispositivi senza complicare l’esperienza delle persone e senza introdurre attrito nei flussi di lavoro. In HP adottiamo un approccio secure by design, in cui la protezione è progettata fin dall’origine. Le nostre soluzioni di HP Wolf Security combinano isolamento hardware, analisi comportamentale e machine learning per intercettare anche minacce sofisticate, comprese quelle potenziate dall’Intelligenza Artificiale. Tecnologie come HP Sure Click, che isola contenuti potenzialmente pericolosi in micro-ambienti protetti, e HP Sure Sense, che utilizza modelli di AI per riconoscere comportamenti malevoli anche mai visti prima, consentono di proteggere gli endpoint in modo proattivo e continuo. A questo si affiancano soluzioni come HP Sure View, che protegge le informazioni sensibili direttamente sullo schermo, riducendo il rischio di visual hacking negli ambienti condivisi e in mobilità. È un esempio concreto di come la sicurezza possa essere integrata by design senza interferire con l’esperienza di lavoro. Questo approccio permette di affrontare la sicurezza senza scaricare complessità sugli utenti finali e senza interrompere l’operatività quotidiana. La protezione diventa così parte integrante dell’esperienza di lavoro, supportando ambienti ibridi più sicuri, resilienti e affidabili. L’obiettivo è garantire continuità operativa e fiducia nella tecnologia, ovunque le persone si trovino a lavorare. Qual è il peso della sostenibilità nei vostri processi di ricerca e sviluppo per i prodotti di nuova generazione? La sostenibilità è un elemento strutturale dei nostri processi di ricerca e sviluppo e viene considerata fin dalle prime fasi di progettazione dei prodotti. Nei dispositivi di nuova generazione lavoriamo per bilanciare performance avanzate e responsabilità energetica, attraverso consumi ottimizzati, tecnologie di raffreddamento intelligente e un utilizzo sempre più esteso di materiali riciclati. Questo approccio si traduce in scelte progettuali concrete: dall’impiego di materiali riciclati in diverse linee di prodotto, come nel caso delle stampanti consumer, fino alla progettazione di sistemi capaci di offrire elevate prestazioni riducendo sprechi ed emissioni durante l’utilizzo quotidiano. In questo ambito, HP ha avviato iniziative di closed-loop recycling che permettono di trasformare componenti provenienti da apparecchiature IT dismesse - come laptop, monitor e tastiere - in nuove materie prime per i dispositivi di nuova generazione. Il processo prevede diverse fasi di recupero e trattamento dei materiali per garantirne tracciabilità e qualità, includendo non solo plastiche riciclate ma anche il recupero di metalli presenti nelle schede elettroniche. Anche nella stampa di grande formato la sostenibilità è parte integrante dell’innovazione, ad esempio attraverso l’utilizzo di inchiostri a base acqua e certificazioni ambientali che attestano la riduzione dell’impatto negli ambienti di lavoro. Allo stesso tempo, affrontiamo la sostenibilità lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, con l’obiettivo di rendere l’innovazione non solo più potente, ma anche più responsabile. Un esempio recente: per aiutare i clienti a comprendere davvero la ‘storia’ del proprio PC, abbiamo sviluppato HP Digital Passport, riconosciuto come CES 2026 Innovation Award Honoree. Si tratta di un punto di accesso unico che accompagna l’utente lungo l’intero ciclo di vita del dispositivo, dall’avvio iniziale alla scoperta delle funzionalità distintive del prodotto, fino ad una maggiore trasparenza sul profilo di sostenibilità del PC, inclusi i materiali e le scelte progettuali, oltre alle opzioni di supporto che evolvono nel tempo insieme alle esigenze del cliente. Per HP, innovazione e sostenibilità procedono nella stessa direzione: la tecnologia deve essere più efficiente, più intelligente e progettata per generare valore nel tempo per le persone, le imprese e l’ambiente. Pensando ai recenti annunci HP al CES 2026, quali sono le direttrici tecnologiche su cui HP sta investendo per anticipare i bisogni del mercato? Al CES 2026 HP ha mostrato le principali direttrici su cui sta investendo per dare un’anticipazione dell’evoluzione del mondo del lavoro. Al centro c’è lo sviluppo di soluzioni AI-native, progettate per portare l’intelligenza artificiale direttamente nei dispositivi e nei contesti in cui le persone lavorano ogni giorno, rendendola parte integrante dell’esperienza e non un livello aggiuntivo di complessità. Una prima direttrice riguarda l’evoluzione dei PC e delle workstation, sia in termini di prestazioni sia di form factor. Al CES abbiamo presentato dispositivi dotati di NPU sempre più potenti, in grado di eseguire carichi di lavoro AI in locale, ma anche soluzioni che ripensano il concetto stesso di personal computer. Un esempio è HP EliteBoard G1a, il primo AI PC completamente integrato in una tastiera, progettato per adattarsi a spazi di lavoro flessibili e mobili, senza rinunciare a prestazioni e sicurezza. Un secondo filone riguarda l’integrazione dell’AI lungo l’intero ecosistema HP, dalla collaboration alla stampa. Al CES abbiamo mostrato come l’AI entri anche nei dispositivi di printing, con funzionalità smart integrate direttamente sulle stampanti per semplificare la gestione dei documenti e migliorare la produttività nei flussi di lavoro quotidiani. Infine, un’area di investimento fondamentale è rappresentata dalle piattaforme software e di gestione, come HP Workforce Experience Platform , che utilizza l’AI per rendere gli ambienti IT più proattivi e resilienti. Al CES abbiamo evidenziato nuove funzionalità in grado di intervenire anche a livello firmware, consentendo ai team IT di risolvere criticità in modo più rapido e riducendo l’impatto operativo sui dipendenti. Queste direttrici hanno un obiettivo comune: offrire tecnologie capaci di adattarsi a qualsiasi spazio di lavoro e di rispondere in modo concreto ai bisogni di produttività, sicurezza e realizzazione professionale, in linea con la visione HP sul Future of Work. In un mercato globale complesso, quanto conta il fattore “fiducia" nel rapporto tra il leader e la sua squadra? La fiducia è un elemento centrale, soprattutto in un contesto di cambiamento continuo come quello attuale. I dati del HP Work Relationship Index 2025 ) mostrano chiaramente che la qualità della relazione con il lavoro non dipende solo dagli strumenti utilizzati, ma in larga parte dalle scelte organizzative e culturali delle aziende e dal modo in cui queste vengono guidate. In questo scenario, il ruolo del leader è creare le condizioni affinché la tecnologia sia un fattore abilitante e non uno strumento di controllo. Le persone devono potersi fidare del fatto che le soluzioni messe a loro disposizione servano a semplificare il lavoro, ridurre la complessità e migliorare l’esperienza quotidiana. La fiducia si costruisce quindi attraverso coerenza, trasparenza e responsabilità: offrendo una visione chiara, strumenti adeguati e un ambiente di lavoro in cui autonomia e benessere siano considerati elementi fondamentali della performance. Quando le persone percepiscono che l’azienda investe davvero nella loro esperienza, la fiducia diventa un acceleratore di coinvolgimento, collaborazione e capacità di affrontare il cambiamento. Qual è l'obiettivo principale per HP Inc. nel prossimo decennio per continuare a essere protagonista della trasformazione digitale? L’obiettivo di HP nei prossimi anni è rendere l’Intelligenza Artificiale una risorsa concreta, accessibile, sicura e sostenibile, integrata in modo naturale nei luoghi e nei dispositivi che le persone utilizzano ogni giorno per lavorare. L’AI non deve essere percepita come una tecnologia distante o complessa, ma come un’infrastruttura affidabile che supporta le attività quotidiane e migliora l’esperienza di lavoro. In questa direzione, vogliamo continuare a costruire un ecosistema integrato che unisca dispositivi, software e servizi, in cui l’AI sia progettata by design per favorire produttività, collaborazione, sicurezza e semplicità d’uso. L’obiettivo non è introdurre nuove tecnologie fine a sé stesse, ma accompagnare persone e aziende in un percorso di evoluzione sostenibile, capace di adattarsi a modelli di lavoro sempre più ibridi e distribuiti. Per HP, essere protagonisti della trasformazione digitale significa creare valore nel tempo: migliorare l’esperienza lavorativa delle persone, supportare la crescita delle imprese e generare un impatto positivo sull’ambiente e sulla società. È questa visione di lungo periodo, centrata sulle persone e sull’innovazione responsabile, che guiderà le nostre scelte nel prossimo decennio. - Il 4 marzo 2026 l'Iran ha ufficialmente dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz. Da quel momento, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, ma anche buona parte del gas del Qatar, e forniture cruciali di zolfo ed elio, è diventato il teatro di una crisi senza precedenti dalla guerra delle petroliere degli anni Ottanta. Per capire cosa servirebbe per riaprire lo Stretto, bisogna prima capire cosa lo minaccia. La Marina dei Guardiani della Rivoluzione Islamica ha costruito negli anni una dottrina di guerra asimmetrica anti-accesso pensata per rendere il transito nel Golfo Persico così pericoloso da scoraggiare qualsiasi navigazione commerciale, senza necessità di ingaggiare direttamente la Marina degli Stati Uniti in combattimento aperto.• Mine navali: Iran dispone di una riserva stimata tra 5.000 e 6.000 mine navali, anche se al 12 marzo secondo il Centcom, comando centrale americano, erano state effettivamente posate meno di 10 mine nella strettoia, segno che Teheran ha preferito inizialmente evitare il costo politico di un blocco totale • Droni aerei : Teheran impiega sciami di Shahed e velivoli simili, in parte prodotti con componenti di derivazione russa, capaci di volare a bassa quota in un ambiente elettromagneticamente congestionato come il Golfo, complicando la rilevazione radar • Veicoli di superficie non pilotati : Imbarcazioni kamikaze telecomandante in grado di colpire petroliere e navi da guerra • Barchini veloci: La tattica dello sciame di fast boat, collaudata da decenni, rimane una delle più difficili da neutralizzare in acque ristrette • Missili anti-nave: Batterie costiere e missili balistici anti-nave, capaci di minacciare navi a decine di miglia di distanza Tra il 28 febbraio e il 12 marzo, almeno 10 navi commerciali sono state attaccate nelle acque del Golfo Persico e dello Stretto. Centcom ha risposto distruggendo oltre 100 imbarcazioni navali iraniane e colpendo depositi e impianti di produzione di mine. Ma la minaccia non è eliminata: i droni aerei e gli Usv possono essere lanciati da coste, isole e piccole imbarcazioni difficilmente tracciabili. Il contrammiraglio in congedo Mark Montgomery, ex comandante di un carrier strike group ha delineato una tabella di marcia operativa che spiega cosa servirebbe a livello militare per garantire il libero passaggio delle navi attraverso lo stretto. Non si tratta di un'operazione semplice, né rapida. Primo: degradare fino a un"rischio militarmente gestibile" missili, mine, droni e Usv che possono minacciare le forze Usa e le navi commerciali. Centcom ha già superato i 7.000 obiettivi colpiti e le 6.500 sortite di combattimento, ma il processo non è concluso. Secondo: mantenere"un occhio che non batte ciglio per 50 miglia su ciascun lato dello Stretto e 100 miglia verso l'entroterra" - il che significa ISR continuativo, con droni MQ-9 Reaper e aeromobili da pattugliamento marittimo. Va detto che gli Usa hanno già perso circa una dozzina di Reaper dall'inizio del conflitto. Si tratta dei droni che il Pentagono vuole “pensionare” - un razzo da 25.000 dollari particolarmente efficace contro i droni Shahed - per intercettare le minacce aeree in tempo reale. Quarto: disporre elicotteri armati pronti a colpire le fast boat che emergessero dalla costa o dalle isole. Quinto: schierare da 10 a 14 cacciatorpediniere Aegis, considerate le navi da guerra"perfette" per scortare un convoglio grazie alla loro cupola di difesa aerea integrata, che dovrebbero progressivamente cedere posizione agli alleati una volta stabilizzata la situazione. Il tallone d'Achille dell'intera operazione è la guerra alle mine. E qui emerge una storia imbarazzante per il Pentagono. Nel gennaio 2026, le ultime quattro Avenger - le navi cacciamine dedicate che la US Navy aveva nel Golfo - sono state caricate su una nave trasporto pesante e avviate verso Philadelphia per essere demolite. La loro sostituzione prevista erano tre Littoral Combat Ship di classe Independence convertite per il ruolo anti-mine: USS Tulsa, USS Santa Barbara e USS Canberra. Ma al momento della crisi, le prime due si trovavano già in Malesia. Il sistema sostitutivo - che include un elicottero con rilevamento laser, un battello autonomo con sonar e un modulo di dragaggio - ha accumulato oltre un decennio di ritardi per problemi di affidabilità. In parole semplici: al momento più critico, gli Usa si sono trovati senza cacciamine operative nella regione. Una stima del Washington Institute del 2012 calcolava che per bonificare lo Stretto da una campagna massiccia di deposito di mine potrebbero servire fino a 16 navi dedicate. L'America oggi ne ha a disposizione nella regione, nel migliore dei casi, una. Trump ha invocato una"Hormuz Coalition" e ha esplicitamente chiesto a Gran Bretagna, Francia, Giappone, Corea del Sud e Cina di inviare navi nella regione. La risposta degli alleati è stata, al momento, tutt'altro che entusiasta. La Germania ha rifiutato nettamente:"Questa non è la nostra guerra, non l'abbiamo cominciata noi", ha dichiarato il ministro della Difesa Boris Pistorius. Il Lussemburgo ha parlato esplicitamente di"ricatto". La Gran Bretagna si è detta disponibile a lavorare"con gli alleati su un piano collettivo", ma il premier Starmer ha chiarito:"Non sarà una missione Nato, non è mai stato previsto che lo fosse". Il Giappone e l'Australia si sono per ora defilati. La Nato come istituzione ha confermato che singoli alleati stanno discutendo bilateralmente con Washington, ma senza impegni collettivi. Un'apertura è venuta dall'Unione Europea, dove la responsabile della politica estera Kaja Kallas ha suggerito di ampliare il mandato dell'operazione Eunavfor Aspides per estenderla allo Stretto. Ma il mandato attuale di Aspides consente solo la navigazione passiva nell'area, senza un ruolo attivo di scorta. Cambiarlo richiederebbe unanimità tra i 27 stati membri, percorso lento e politicamente complesso. La Francia ha nel frattempo raddoppiato la presenza di Rafale in Giordania e negli Emirati e questi caccia hanno già intercettato decine di droni iraniani. Ma inviare navi anti-mine è un'altra cosa. Quali paesi dispongono di capacità anti-mine da poter mettere a disposizione? La Royal Navy britannica ha fatto negli anni scorsi una scelta rischiosa: ha ceduto la maggior parte delle sue cacciamine con equipaggio a favore di sistemi autonomi ancora in fase di sviluppo avanzato. La Marine Nationale francese mantiene alcuni cacciamine di classe Éridan. Italia, Belgio, Paesi Bassi dispongono di alcune unità della Standing Nato Mine Countermeasures Group. Giappone e Corea del Sud hanno flotte anti-mine più consistenti, eredità delle loro tradizioni navali. La questione è politica: nessuno vuole essere trascinato in un conflitto che non ha formalmente sostenuto. In questo quadro si inserisce un elemento di ulteriore complessità: la presenza cinese. A inizio marzo, la Marina cinese ha partecipato alle esercitazioni"Maritime Security Belt 2026" nello Stretto insieme a unità navali iraniane e russe. Secondo analisti della difesa, le agenzie di intelligence di Pechino e i centri di ricerca dell'Esercito Popolare di Liberazione funzionano come"occhi e orecchie" in tempo reale, monitorando i movimenti della Quinta Flotta americana. In parallelo, una nave cinese con dichiarate funzioni di comunicazione satellitare ha fatto la propria apparizione nella regione, sollevando sospetti da parte degli analisti occidentali circa un possibile ruolo di raccolta intelligence sulle operazioni della coalizione guidata dagli Usa. Pechino ha interesse sia economico che strategico a seguire da vicino l'evoluzione della crisi: la Cina dipende massicciamente dal petrolio del Golfo e, allo stesso tempo, non desidera un'escalation che destabilizzi i suoi investimenti nella regione. Il segnale più concreto di questa ambiguità è che navi commerciali nel Golfo hanno iniziato a modificare i loro dati Ais, cioè la trasmissione automatica che identifica posizione e nazionalità delle imbarcazioni, dichiarandosi"cinesi" o aggiungendo la scritta"China&Crew" per evitare di essere colpite dalle forze iraniane. Almeno otto navi hanno usato questo espediente secondo i dati di MarineTraffic e Afp. È il segnale più plastico di quanto la protezione dell'ombrello cinese sia diventata una risorsa in questo conflitto. Lo stesso Segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha ammesso che Washington è"a posto" con il fatto che alcune navi iraniane, indiane e cinesi transitino: una concessione che rivela quanto il blocco totale sia politicamente insostenibile anche per l'amministrazione americana. Nel lungo periodo, la crisi di Hormuz accelera processi già in corso. Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno già capacità di svincolarsi, in modo parziale, dallo Stretto: l'oleodotto East-West Pipeline saudita collega i campi petroliferi orientali al terminal di Yanbu sul Mar Rosso, permettendo di bypassare Hormuz; l'oleodotto Adco degli Emirati collega i campi di Abu Dhabi al terminal di Fujairah nel Golfo dell'Oman, fuori dallo Stretto. Ma queste infrastrutture non bastano a coprire i volumi normalmente transitanti per Hormuz. Giappone e Corea del Sud, tra i maggiori importatori di Gnl e petrolio della regione, stanno già attivando riserve strategiche di emergenza: Tokyo ha avviato il più grande rilascio di riserve strategiche della sua storia, pari a 80 milioni di barili. Seul ha rimosso il tetto all'80% sulla capacità delle centrali a carbone per compensare la perdita di Gnl. Lo Stretto di Hormuz è largo poco più di 33 chilometri nel punto più stretto, con corsie di navigazione di circa 3 km per direzione. In questo imbuto, dove ogni metro conta, l'Iran non ha bisogno di vincere una guerra navale: deve solo rendere il rischio insostenibile. Finora ci è riuscito abbastanza bene. Riaprire lo Stretto in sicurezza richiede una combinazione che oggi non è ancora sul campo: sufficiente capacità anti-mine , copertura aerea persistente, scorta di cacciatorpediniere Aegis e una volontà politica collettiva che per ora resta frammentata. - Il 4 marzo 2026 l'Iran ha ufficialmente dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz. Da quel momento, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, ma anche buona parte del gas del Qatar, e forniture cruciali di zolfo ed elio, è diventato il teatro di una crisi senza precedenti dalla guerra delle petroliere degli anni Ottanta. Per capire cosa servirebbe per riaprire lo Stretto, bisogna prima capire cosa lo minaccia. La Marina dei Guardiani della Rivoluzione Islamica ha costruito negli anni una dottrina di guerra asimmetrica anti-accesso pensata per rendere il transito nel Golfo Persico così pericoloso da scoraggiare qualsiasi navigazione commerciale, senza necessità di ingaggiare direttamente la Marina degli Stati Uniti in combattimento aperto.• Mine navali: Iran dispone di una riserva stimata tra 5.000 e 6.000 mine navali, anche se al 12 marzo secondo il Centcom, comando centrale americano, erano state effettivamente posate meno di 10 mine nella strettoia, segno che Teheran ha preferito inizialmente evitare il costo politico di un blocco totale • Droni aerei : Teheran impiega sciami di Shahed e velivoli simili, in parte prodotti con componenti di derivazione russa, capaci di volare a bassa quota in un ambiente elettromagneticamente congestionato come il Golfo, complicando la rilevazione radar • Veicoli di superficie non pilotati : Imbarcazioni kamikaze telecomandante in grado di colpire petroliere e navi da guerra • Barchini veloci: La tattica dello sciame di fast boat, collaudata da decenni, rimane una delle più difficili da neutralizzare in acque ristrette • Missili anti-nave: Batterie costiere e missili balistici anti-nave, capaci di minacciare navi a decine di miglia di distanza Tra il 28 febbraio e il 12 marzo, almeno 10 navi commerciali sono state attaccate nelle acque del Golfo Persico e dello Stretto. Centcom ha risposto distruggendo oltre 100 imbarcazioni navali iraniane e colpendo depositi e impianti di produzione di mine. Ma la minaccia non è eliminata: i droni aerei e gli Usv possono essere lanciati da coste, isole e piccole imbarcazioni difficilmente tracciabili. Il contrammiraglio in congedo Mark Montgomery, ex comandante di un carrier strike group ha delineato una tabella di marcia operativa che spiega cosa servirebbe a livello militare per garantire il libero passaggio delle navi attraverso lo stretto. Non si tratta di un'operazione semplice, né rapida. Primo: degradare fino a un"rischio militarmente gestibile" missili, mine, droni e Usv che possono minacciare le forze Usa e le navi commerciali. Centcom ha già superato i 7.000 obiettivi colpiti e le 6.500 sortite di combattimento, ma il processo non è concluso. Secondo: mantenere"un occhio che non batte ciglio per 50 miglia su ciascun lato dello Stretto e 100 miglia verso l'entroterra" - il che significa ISR continuativo, con droni MQ-9 Reaper e aeromobili da pattugliamento marittimo. Va detto che gli Usa hanno già perso circa una dozzina di Reaper dall'inizio del conflitto. Si tratta dei droni che il Pentagono vuole “pensionare” - un razzo da 25.000 dollari particolarmente efficace contro i droni Shahed - per intercettare le minacce aeree in tempo reale. Quarto: disporre elicotteri armati pronti a colpire le fast boat che emergessero dalla costa o dalle isole. Quinto: schierare da 10 a 14 cacciatorpediniere Aegis, considerate le navi da guerra"perfette" per scortare un convoglio grazie alla loro cupola di difesa aerea integrata, che dovrebbero progressivamente cedere posizione agli alleati una volta stabilizzata la situazione. Il tallone d'Achille dell'intera operazione è la guerra alle mine. E qui emerge una storia imbarazzante per il Pentagono. Nel gennaio 2026, le ultime quattro Avenger - le navi cacciamine dedicate che la US Navy aveva nel Golfo - sono state caricate su una nave trasporto pesante e avviate verso Philadelphia per essere demolite. La loro sostituzione prevista erano tre Littoral Combat Ship di classe Independence convertite per il ruolo anti-mine: USS Tulsa, USS Santa Barbara e USS Canberra. Ma al momento della crisi, le prime due si trovavano già in Malesia. Il sistema sostitutivo - che include un elicottero con rilevamento laser, un battello autonomo con sonar e un modulo di dragaggio - ha accumulato oltre un decennio di ritardi per problemi di affidabilità. In parole semplici: al momento più critico, gli Usa si sono trovati senza cacciamine operative nella regione. Una stima del Washington Institute del 2012 calcolava che per bonificare lo Stretto da una campagna massiccia di deposito di mine potrebbero servire fino a 16 navi dedicate. L'America oggi ne ha a disposizione nella regione, nel migliore dei casi, una. Trump ha invocato una"Hormuz Coalition" e ha esplicitamente chiesto a Gran Bretagna, Francia, Giappone, Corea del Sud e Cina di inviare navi nella regione. La risposta degli alleati è stata, al momento, tutt'altro che entusiasta. La Germania ha rifiutato nettamente:"Questa non è la nostra guerra, non l'abbiamo cominciata noi", ha dichiarato il ministro della Difesa Boris Pistorius. Il Lussemburgo ha parlato esplicitamente di"ricatto". La Gran Bretagna si è detta disponibile a lavorare"con gli alleati su un piano collettivo", ma il premier Starmer ha chiarito:"Non sarà una missione Nato, non è mai stato previsto che lo fosse". Il Giappone e l'Australia si sono per ora defilati. La Nato come istituzione ha confermato che singoli alleati stanno discutendo bilateralmente con Washington, ma senza impegni collettivi. Un'apertura è venuta dall'Unione Europea, dove la responsabile della politica estera Kaja Kallas ha suggerito di ampliare il mandato dell'operazione Eunavfor Aspides per estenderla allo Stretto. Ma il mandato attuale di Aspides consente solo la navigazione passiva nell'area, senza un ruolo attivo di scorta. Cambiarlo richiederebbe unanimità tra i 27 stati membri, percorso lento e politicamente complesso. La Francia ha nel frattempo raddoppiato la presenza di Rafale in Giordania e negli Emirati e questi caccia hanno già intercettato decine di droni iraniani. Ma inviare navi anti-mine è un'altra cosa. Quali paesi dispongono di capacità anti-mine da poter mettere a disposizione? La Royal Navy britannica ha fatto negli anni scorsi una scelta rischiosa: ha ceduto la maggior parte delle sue cacciamine con equipaggio a favore di sistemi autonomi ancora in fase di sviluppo avanzato. La Marine Nationale francese mantiene alcuni cacciamine di classe Éridan. Italia, Belgio, Paesi Bassi dispongono di alcune unità della Standing Nato Mine Countermeasures Group. Giappone e Corea del Sud hanno flotte anti-mine più consistenti, eredità delle loro tradizioni navali. La questione è politica: nessuno vuole essere trascinato in un conflitto che non ha formalmente sostenuto. In questo quadro si inserisce un elemento di ulteriore complessità: la presenza cinese. A inizio marzo, la Marina cinese ha partecipato alle esercitazioni"Maritime Security Belt 2026" nello Stretto insieme a unità navali iraniane e russe. Secondo analisti della difesa, le agenzie di intelligence di Pechino e i centri di ricerca dell'Esercito Popolare di Liberazione funzionano come"occhi e orecchie" in tempo reale, monitorando i movimenti della Quinta Flotta americana. In parallelo, una nave cinese con dichiarate funzioni di comunicazione satellitare ha fatto la propria apparizione nella regione, sollevando sospetti da parte degli analisti occidentali circa un possibile ruolo di raccolta intelligence sulle operazioni della coalizione guidata dagli Usa. Pechino ha interesse sia economico che strategico a seguire da vicino l'evoluzione della crisi: la Cina dipende massicciamente dal petrolio del Golfo e, allo stesso tempo, non desidera un'escalation che destabilizzi i suoi investimenti nella regione. Il segnale più concreto di questa ambiguità è che navi commerciali nel Golfo hanno iniziato a modificare i loro dati Ais, cioè la trasmissione automatica che identifica posizione e nazionalità delle imbarcazioni, dichiarandosi"cinesi" o aggiungendo la scritta"China&Crew" per evitare di essere colpite dalle forze iraniane. Almeno otto navi hanno usato questo espediente secondo i dati di MarineTraffic e Afp. È il segnale più plastico di quanto la protezione dell'ombrello cinese sia diventata una risorsa in questo conflitto. Lo stesso Segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha ammesso che Washington è"a posto" con il fatto che alcune navi iraniane, indiane e cinesi transitino: una concessione che rivela quanto il blocco totale sia politicamente insostenibile anche per l'amministrazione americana. Nel lungo periodo, la crisi di Hormuz accelera processi già in corso. Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno già capacità di svincolarsi, in modo parziale, dallo Stretto: l'oleodotto East-West Pipeline saudita collega i campi petroliferi orientali al terminal di Yanbu sul Mar Rosso, permettendo di bypassare Hormuz; l'oleodotto Adco degli Emirati collega i campi di Abu Dhabi al terminal di Fujairah nel Golfo dell'Oman, fuori dallo Stretto. Ma queste infrastrutture non bastano a coprire i volumi normalmente transitanti per Hormuz. Giappone e Corea del Sud, tra i maggiori importatori di Gnl e petrolio della regione, stanno già attivando riserve strategiche di emergenza: Tokyo ha avviato il più grande rilascio di riserve strategiche della sua storia, pari a 80 milioni di barili. Seul ha rimosso il tetto all'80% sulla capacità delle centrali a carbone per compensare la perdita di Gnl. Lo Stretto di Hormuz è largo poco più di 33 chilometri nel punto più stretto, con corsie di navigazione di circa 3 km per direzione. In questo imbuto, dove ogni metro conta, l'Iran non ha bisogno di vincere una guerra navale: deve solo rendere il rischio insostenibile. Finora ci è riuscito abbastanza bene. Riaprire lo Stretto in sicurezza richiede una combinazione che oggi non è ancora sul campo: sufficiente capacità anti-mine , copertura aerea persistente, scorta di cacciatorpediniere Aegis e una volontà politica collettiva che per ora resta frammentata.Roma, 17 mar. - Dal 23 marzo al 30 aprile la Casa Museo Boncompagni Ludovisi diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma guidata da Luca Mercuri, ospita la mostra fotografica 'Turbanti'. La mostra sarà presentata dall’onorevole Federico Mollicone, presidente della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati. La mostra è organizzata e sostenuta da Accademia del Lusso e dalla Onlus 'Modelli si Nasce' cn il patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi di Roma Capitale. Ideata e curata dall’artista, stylist e docente Cosmo Muccino Amatulli, con le fotografie di Roberto Autuori, la mostra nasce dall’incontro tra formazione, creatività e inclusione. Racconta storie visive, trasformando l’immagine in uno spazio di espressione e riconoscimento. Cuore dell’esposizione sono i copricapi esclusivi creati in Accademia dagli studenti di Fashion Styling & Communication e indossati dalle modelle e dai modelli dell’Associazione. Le fotografie restituiscono ritratti intensi e profondi, capaci di catturare l’essenza dei giovani protagonisti, la personalità, i punti di forza e le fragilità. "Il turbante - spiega Cosmo Muccino Amatulli – è segno di protezione, forza e autodeterminazione, un elemento simbolico che pone al centro la persona e le sue qualità irripetibili in un percorso che invita a superare stereotipi e semplificazioni. Il titolo della mostra esprime un duplice significato: da un lato i turbanti come simbolo di identità, dall’altro il verbo turbare come sfida alle convenzioni e alle aspettative sociali per generare un nuovo ordine fondato sull’accettazione e sulla valorizzazionedelle differenze". 'Turbanti' diventa così la rappresentazione della capacità di rinnovare lo sguardo e cambiare prospettiva."In questi anni - commenta Laura Gramigna, direttrice di Accademia delLusso Roma - abbiamo realizzato tanti progetti con l’Associazione Modelli si Nasce, tra mostre, allestimenti, sfilate e film. Tutte iniziative in cui abbiamo potuto apprezzare la professionalità e l’entusiasmo dei ragazzi coinvolti". Aggiunge Maria Giuseppina Di Monte, direttrice della Casa Museo Boncompagni Ludovisi:"Siamo felici di ospitare una mostra che coniuga la ricerca estetica con la volontà di rendere protagonisti i ragazzi dell’Associazione Modelli si Nasce e gli studenti dell’Accademia del Lusso, che hanno lavorato insieme con slancio e professionalità al progetto". Silvia Cento, presidente di Modelli si Nasce, spiega:"Abbiamo fondato 'Modelli si Nasce' con un obiettivo preciso: dare identità e dignità alle persone autistiche. Troppo spesso si parla di autismo in modo generico, dimenticando l’unicità e le peculiarità di ogni persona. Ognuno dei nostri ragazzi ha un quid che merita di emergere: è ciò che Cosmo Muccino Amatulli e Roberto Autuori hanno valorizzato attraverso fotografie artistiche personalizzate. La forza del progetto è stata la collaborazione tra gli studenti di Accademia del Lusso e i nostri modelli. Durante gli shooting si sono incontrati, conosciuti e hanno condiviso momenti di Crescita, Formazione e Arte. Tutto questo è stato possibile grazie alla direttrice di Accademia del Lusso, Laura Gramigna che ancora una volta ha creduto nelle potenzialità dei nostri ragazzi”. L’apertura al pubblico della mostra 'Turbanti' è prevista per il 23 marzo alle 17.30, con un evento inaugurale alla presenza dei promotori, del curatore, degli studenti e dei giovani protagonisti del progetto. Un momento di condivisione che intende sottolineare il valore artistico e sociale dell’iniziativa e rilanciare il tema dell’inclusione come responsabilità collettiva.Milano, 17 mar. -"Il progetto 'Portrait of Italians' è un'opportunità inusuale: i nostri studenti avranno a disposizione per quasi due mesi, 24 ore al giorno, un realme 16 Pro per registrare e codificare il tema del progetto. Non è una cosa banale: non accade in un'aula, in uno studio o in un atelier, ma nella vita vera. Avere un progetto artistico che si focalizza su questo è un’occasione unica". Così Claudio Libero Pisano, official representative of the Rome academy of Fine arts professor of Contemporary museology, intervenendo oggi a Milano, alla presentazione della serie realme 16 Pro, scelta come smartphone ufficiale della Scuola di fotografia e video dell’Accademia di Belle arti di Roma. Da aprile 2026, gli studenti utilizzeranno i dispositivi nei corsi di ritratto per sperimentare tecniche di fotografia mobile, lavorando su composizione, luce e storytelling visivo, si legge in una nota. "Una collaborazione che rientra pienamente nell’identità dell’Accademia, che rappresenta un’istituzione di alta formazione -afferma Pisano-. Il nostro obiettivo è avvicinare gli studenti non solo a una solida preparazione teorica, ma al mondo che li aspetta fuori. È un passaggio fondamentale dal punto di vista pedagogico". Per il professore,"la collaborazione di realme con l’Accademia di Belle arti rappresenta una grandissima opportunità che va oltre il piano istituzionale" perché offre agli studenti"la possibilità di misurarsi ai massimi livelli con le nuove tecnologie, una delle sfide più importanti che i musei e le istituzioni culturali oggi devono affrontare". Poi aggiunge:"Tra i partecipanti ci sono fotografi professionisti in divenire, ma anche artisti: dobbiamo valutare la creatività di ognuno, perché esiste un tipo di fotografia che richiede di essere letta con un altro punto di vista". Lo smartphone diventa dunque uno strumento di eccellenza artistica pienamente riconosciuto."La telefonia mobile riveste un ruolo fondamentale anche sotto il profilo formativo -osserva Pisano-. Siamo abituati a un’attività culturale estremamente performante e lo smartphone può fissare questi momenti, dando un contributo altissimo all’identificazione dello spazio quotidiano che i nostri studenti registrano". Le immagini nate su smartphone diventeranno opere d'arte destinate a un’esposizione che si terrà a giugno nella sede di Campo Boario."L’arte è dappertutto -afferma Pisano- e noi la declineremo coinvolgendo anche gli studenti del Dipartimento curatoriale, che avranno il compito di raccontare ciò che selezioneremo". Poi conclude:"L'idea è quella di coprire con le immagini prodotte dai ragazzi non solo lo spazio espositivo, ma una parte intera dell’Accademia".Milano, 17 mar. -"Il progetto 'Portrait of Italians' è un'opportunità inusuale: i nostri studenti avranno a disposizione per quasi due mesi, 24 ore al giorno, un realme 16 Pro per registrare e codificare il tema del progetto. Non è una cosa banale: non accade in un'aula, in uno studio o in un atelier, ma nella vita vera. Avere un progetto artistico che si focalizza su questo è un’occasione unica". Così Claudio Libero Pisano, official representative of the Rome academy of Fine arts professor of Contemporary museology, intervenendo oggi a Milano, alla presentazione della serie realme 16 Pro, scelta come smartphone ufficiale della Scuola di fotografia e video dell’Accademia di Belle arti di Roma. Da aprile 2026, gli studenti utilizzeranno i dispositivi nei corsi di ritratto per sperimentare tecniche di fotografia mobile, lavorando su composizione, luce e storytelling visivo, si legge in una nota. "Una collaborazione che rientra pienamente nell’identità dell’Accademia, che rappresenta un’istituzione di alta formazione -afferma Pisano-. Il nostro obiettivo è avvicinare gli studenti non solo a una solida preparazione teorica, ma al mondo che li aspetta fuori. È un passaggio fondamentale dal punto di vista pedagogico". Per il professore,"la collaborazione di realme con l’Accademia di Belle arti rappresenta una grandissima opportunità che va oltre il piano istituzionale" perché offre agli studenti"la possibilità di misurarsi ai massimi livelli con le nuove tecnologie, una delle sfide più importanti che i musei e le istituzioni culturali oggi devono affrontare". Poi aggiunge:"Tra i partecipanti ci sono fotografi professionisti in divenire, ma anche artisti: dobbiamo valutare la creatività di ognuno, perché esiste un tipo di fotografia che richiede di essere letta con un altro punto di vista". Lo smartphone diventa dunque uno strumento di eccellenza artistica pienamente riconosciuto."La telefonia mobile riveste un ruolo fondamentale anche sotto il profilo formativo -osserva Pisano-. Siamo abituati a un’attività culturale estremamente performante e lo smartphone può fissare questi momenti, dando un contributo altissimo all’identificazione dello spazio quotidiano che i nostri studenti registrano". Le immagini nate su smartphone diventeranno opere d'arte destinate a un’esposizione che si terrà a giugno nella sede di Campo Boario."L’arte è dappertutto -afferma Pisano- e noi la declineremo coinvolgendo anche gli studenti del Dipartimento curatoriale, che avranno il compito di raccontare ciò che selezioneremo". Poi conclude:"L'idea è quella di coprire con le immagini prodotte dai ragazzi non solo lo spazio espositivo, ma una parte intera dell’Accademia".Roma, 17 mar. - - Il Gruppo Schwarz, di cui Lidl fa parte, rafforza il proprio impegno nel calcio europeo, siglando una partnership strategica a lungo termine con la Uefa – la prima di questo tipo nella storia della federazione. Questa collaborazione va oltre la classica sponsorizzazione, in quanto mira a creare un valore tangibile per la comunità attraverso i programmi educativi della Uefa. La federazione e Lidl, grazie alle rispettive expertise, uniranno le forze per portare l’alimentazione consapevole e uno stile di vita attivo a tutti i livelli: dal calcio professionistico dei grandi palcoscenici europei fino ai giovani talenti delle scuole di calcio locali. Una componente fondamentale di questo accordo, infatti, è l’impegno verso il calcio “di base” cioè quello praticato dai giovani e dalle giovani che si approcciano per la prima volta allo sport. In qualità di partner del programma Uefa Football in Schools, Lidl si impegnerà a promuovere un'alimentazione sana e consapevole nelle scuole e a incentivare lo sport e l'attività fisica nella vita quotidiana dei bambini e delle bambine in tutta Europa. A tal fine, Uefa e Lidl stanno sviluppando congiuntamente una piattaforma digitale europea che supporti le federazioni calcistiche nazionali nell'offrire un calcio inclusivo e di alta qualità nelle scuole e nelle associazioni calcistiche locali. La piattaforma fornirà linee guida pratiche e unirà calcio, istruzione e sana alimentazione. Saranno disponibili, inoltre, corsi online per insegnanti e allenatori per aiutarli a promuovere uno stile di vita attivo attraverso il calcio, con contenuti adattati alle diverse fasce d'età. I due partner daranno continuità al successo del Lidl Youth Camp del 2025, con l'obiettivo di ispirare i giovani talenti e - parallelamente - l’Insegna retail assumerà anche il ruolo di Official Take Care Nutrition Partner della Uefa. “Stiamo sviluppando in modo estremamente mirato la nostra collaborazione con la Uefa, con l’obiettivo di creare un beneficio tangibile per la società. Grazie al potere del calcio - prosegue Jens Thiemer, Chief Customer Officer Lidl International - portiamo tutta la nostra esperienza sull’alimentazione sana e consapevole esattamente dove questa può fare la differenza: agli allenatori, ai genitori e ai bambini. Il cambiamento sociale che ci auspichiamo non avviene nei grandi stadi, ma proprio qui, nelle palestre scolastiche e nelle piccole associazioni sportive locali.” “Siamo lieti di accogliere il Gruppo Schwarz come nostro primo partner corporate strategico. Insieme - afferma Guy-Laurent Epstein Uefa Marketing Director - uniamo le nostre forze per plasmare il futuro del calcio europeo in modo sostenibile, responsabile e competitivo. Insieme a Lidl, il calcio diventa un veicolo per portare la passione per l'attività fisica e la nutrizione consapevole fino ai giovani delle scuole calcio locali." Lidl è partner della Uefa dal 2024 e in futuro ricoprirà il ruolo di global partner ufficiale sia delle squadre nazionali Uefa femminili sia di quelle maschili. Fino al 2030, Lidl supporterà prestigiose competizioni, tra cui Uefa Euro 2028 e Uefa Women’s Euro 2029. L’impegno comprende le Qualificazioni Europee Femminili 2026 e 2028, la Uefa Women’s Nations League 2027 e 2029 e Uefa Women’s Euro 2029. Nelle competizioni maschili, Lidl supporterà il Campionato Europeo di Calcio Uefa 2028, la Uefa Nations League 2027 e 2029, le Qualificazioni Europee 2027 e 2029, il Campionato Europeo Under-21 Uefa 2027 e 2029, oltre al Campionato Europeo Uefa di Futsal 2026 e 2030.Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo: evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list . Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. 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