«La Casa di Matteo è nata in memoria del figlio di amici morto di tumore al cervello: qui i bambini disabili e terminali non vengono...

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«La Casa di Matteo è nata in memoria del figlio di amici morto di tumore al cervello: qui i bambini disabili e terminali non vengono...
DisabilitàLuca Trapanese

Ci sono dei luoghi nelle nostre città che potrebbero sembrare normali, ma che vivono una...

Ci sono dei luoghi nelle nostre città che potrebbero sembrare normali, ma che vivono una vita parallela. Ci passiamo vicino, alcune volte ignorando tutto quel che accade all'interno, delle storie che vi passano.

Un posto come questo è la 'Casa di Matteo', una comunità sociosanitaria che ospita bambini e neonati con una fortissima disabilità e in stato terminale. Le due sedi sono state fondate da Luca Trapanese, da sempre impegnato nel campo della disabilità, già assessore alle Politiche Sociali del comune di Napoli, è scrittore, fondatore dell'associazione A Ruota Libera e il primo uomo single ad aver adottato una bambina con sindrome di Down, Alba, che oggi ha 9 anni.

Una scommessa col destino Fondata nel 2016, La Casa di Matteo è diventata un punto di riferimento nell'ambito dell'accoglienza e della disabilità.

«L'idea originaria è nata dieci anni fa — racconta Trapanese —, quando due cari amici, Luigi e Rosa, hanno perso il loro bambino Matteo, a soli sei mesi, a causa di un gravissimo tumore. Matteo era stato adottato e i genitori hanno scoperto la malattia perché nel periodo dello svezzamento ha cominciato a vomitare in modo anomalo. Si è pensato potesse essere celiaco e invece è stato colpito da un tumore al cervello.

Dopo un'esperienza così devastante, con Luigi e Rosa abbiamo deciso di costruire qualcosa per tutti quei bambini che sono malati, disabili e che vengono lasciati soli in ospedale. Ce ne sono tantissimi». E così è nata la Casa di Matteo, un progetto in cui l'assistenza è gratuita, grazie ai fondi che la struttura riceve da Regione, Comune e Asl. E che per lo stesso fondatore «sembrava una cosa impossibile».

Un'idea che per Luca Trapanese ha anche un approccio pratico e pragmatico: «Un bambino ricoverato in terapia intensiva in un ospedale campano, può costare costare alla Regione fino a 1000 euro al giorno. All'interno de La casa di Matteo ne costa 200. La questione non è solo il risparmio, ma la liberazione di posti letto dagli ospedali, dato che nella nostra struttura ospitiamo bambini in stato terminale», lasciando spazio a chi si può salvare.

Luca Trapanese Credits: Instagram Oltre i confini e la malattia «La struttura del Vomero è diventata una vera e propria terapia intensiva — continua l'ex assessore — e lavora a strettissimo contatto con l'ospedale Santo Bono. L'equipe è multidisciplinare ed è composta da educatori, infermieri, medici. Tutti i bambini accolti hanno delle gravi disabilità.

A Bacoli, invece, abbiamo avuto l'opportunità nel 2018 di avere una struttura molto importante, un palazzo del '700 che siamo riusciti a ristrutturare grazie a numerose fondazioni, investendo quasi 250 mila euro. Il centro ha avuto una prima inaugurazione nel 2019, ma è arrivata la pandemia e ci siamo bloccati. Nel 2020 è scoppiata la guerra in Ucraina e abbiamo iniziato ad accogliere molte donne con bambini disabili in fuga dal conflitto».

Un'attività che è andata avanti fino all'agosto 2025: «In questi anni — spiega Trapanese — abbiamo ospitato una trentina di mamme e bambini disabili, autistici gravissimi, devastati dalla guerra, bambini anche cardiopatici o con gravi problematiche, che piano piano hanno cominciato a trovare la loro autonomia». A questo punto si è tornati all'idea originale, aprire una succursale de La Casa di Matteo per l'accoglienza di bambini disabili.

«L'edificio di Bacoli — sottolinea il fondatore della comunità — è composta da due appartamenti: nel primo verranno accolti i bambini dai 3 ai 13 anni, mentre nel secondo i ragazzi dai 14 ai 18 anni. In questo caso pensiamo di lavorare con moltissimi tipi di disabilità differenti, ma non necessariamente gravi come quelle trattate al Vomero».

Gli interni de La Casa di Matteo del Vomero Credits Foto: Instagram Un luogo di storie Un posto come la La Casa di Matteo è un luogo che, inevitabilmente, diventa un contenitore di storie. Belle o brutte che siano.

«Al momento abbiamo una bambina che è stata vittima di 'shakeraggio'. Sai cos'è? », una domanda a cui nessuno vorrebbe rispondere.

«La piccola, da neonata, è stata sbattuta con violenza dai genitori, oltre a subire maltrattamenti. Un trauma del genere 'spappola' il cervello all'interno del cranio. La bimba deve stare a letto, attaccata ad un respiratore e le è stata fatta una tracheotomia. Sta da noi da nove anni».

Un lavoro complesso, difficile anche umanamente.

«Quelli che arrivano in stato terminale non muoiono. Alcune volte con l'equipe ironizziamo: qua facciamo il miracolo della resurrezione, per quanto ci è possibile». Ma ci sono anche delle storie positive, persino in un contesto drammatico come il lockdown per Covid-19: «Durante la pandemia — racconta Trapanese — abbiamo abbinato una neonata con una patologia simile alla sindrome di Down ad una coppia di mamme a Milano. La bambina ora sta benissimo, è meravigliosa ed è amata.

Una cosa che ci rende orgogliosi». Ancora, «c'è la storia di un altro bambino, arrivato da noi con gravissima disabilità, la spina bifida, dalla provincia di Avellino. La famiglia, non avendo i mezzi necessari per accudirlo, ce lo ha portato malnutrito, con diversi problemi. Abbiamo, però, constatato con i servizi sociali che i genitori fossero presenti, avevano soltanto bisogno di aiuto.

In tre anni abbiamo svolto un lavoro molto profondo: gli educatori hanno affiancato questa famiglia, dando ai genitori la consapevolezza della disabilità di quel figlio. Dopo questo periodo il bambino è tornato a casa, adesso è cresciuto ed è un ragazzo, anche lui molto amato». Fare da esempio Luca Trapanese è anche il primo uomo single ad aver ricevuto l'affidamento di una bambina con la sindrome di Down.

Un arrivo che, in realtà, l'uomo non si sarebbe mai aspettato, anche perché la legge non era dalla sua parte: «Ci sono dei miei video dell'inaugurazione de La Casa di Matteo in cui dico che non sarò mai padre, e che i miei figli saranno tutti i bambini del centro — racconta l'ex assessore —. Alba è arrivata dopo due anni, è stata partorita in ospedale e poiché avevo una richiesta di affido di un bambino disabile, con idoneità, mi hanno chiamato.

Quando è arrivata aveva 27 giorni. Dopodiché ho seguito il percorso per l'adozione speciale appellandomi all'articolo 44 di una legge del 1983». Una norma di oltre 40 anni fa, un dettaglio che il papà di Alba ci tiene a sottolineare.

«I giudici mi hanno visto come una grande opportunità per lei, e adesso è mia figlia a tutti gli effetti. Si chiama Alba Trapanese. Sono il primo single gay dichiarato che adotta». Un precedente importante che però non sembra aver ancora formato una prassi.

«La Corte Costituzionale ha approvato l'adozione per i single a livello internazionale — spiega —, però non c'è nessun politico che si assuma la responsabilità di portare in Parlamento una legge moderna che non guardi al genere dei genitori, ma che guardi al bisogno dei bambini. Quindi della famiglia non più tradizionale ma di una famiglia in senso ampio».

Ma, come si dice, 'tutto è bene quel che finisce bene': «Alba ha nove anni, va alle elementari, fa musica, teatro, cucito, piscina, fa i compiti, ha gli amichetti, è una bambina… allegra». Per finire Luca Trapanese si rivolge a chiunque voglia aprire una struttura come la sua: «Il progetto La Casa di Matteo andrebbe copiato ovunque, da chiunque lo voglia realizzare. Oltre al nostro esiste solo La Casa di Gabri a Como. Se ci fossero altre iniziative come questa darei il mio appoggio».

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