Primo Maggio, perché è la festa dei lavoratori e cosa è successo: storia, lotte e la sfida (necessaria) per tutelare i diritti oggi

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Primo Maggio, perché è la festa dei lavoratori e cosa è successo: storia, lotte e la sfida (necessaria) per tutelare i diritti oggi
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La Festa dei Lavoratori del Primo Maggio è una festa storica che ha rappresentato, per moltissimi anni, il culmine della vittoria dell'umanità sull'economia, il massimo festeggiamento dei ceti più 'bassi' all'interno dell'organizzazione sociale e ora, in tempi di incertezza e di minore tutela, nonostante abbia perso il suo appiglio sui più giovani, rappresenta un'esigenza assolutamente fondamentale e inevitabile.

La natura delle proteste: una lotta per la vita contro lo sfruttamento La Festa dei Lavoratori affonda le sue radici in un periodo di significative e frequenti manifestazioni per i diritti degli operai delle fabbriche durante la Rivoluzione industriale negli Stati Uniti d'America, guidate dall'Associazione dell'Ordine dei Cavalieri del Lavoro americano, i Knights of Labor. Gli operai erano sottoposti a turni massacranti di 16 ore al giorno improntati solo ed esclusivamente all'ottenimento del profitto, dimenticando che il costo della vita umana non è il valore dei numeri.

Gli ambienti di lavoro erano malsani e insicuri, un fattore che provocò un numero inquantificabile di morti sul lavoro, tanto che nel 1892 l'allora Presidente degli Stati Uniti Benjamin Harrison affermò apertamente che un operaio americano, in qualsiasi contesto e ambiente lavorativo, correva pericoli di vita pari a un soldato in tempo di guerra. Il problema, per giunta, non colpiva solo i lavoratori adulti, ma anche, e purtroppo soprattutto, i bambini; durante la Rivoluzione Industriale era comune vedere bimbi mutilati o uccisi, sfigurati oltre qualsiasi possibilità di recupero.

Addirittura, in alcune città, si è stimato che la vita media per i figli degli appartenenti alla classe operaia era di soli 17 anni, rendendo quindi la mortalità infantile la norma. In aggiunta ciò, la Rivoluzione Industriale portò anche alla sostituzione dei lavoratori con i primi automi e alla parcellizzazione del lavoro, fattore che alimentò moltissimo la crisi della disoccupazione che, in questi anni, raggiunse picchi precedentemente inimmaginabili.

I nuovi macchinari, come i telai meccanici, potevano compiere il lavoro di più artigiani contemporaneamente e in meno tempo, rendendo obsoleta la manodopera specializzata e causando, come detto, il fenomeno della disoccupazione di massa. Inoltre, l'introduzione delle macchine permise anche di parcellizzare il lavoro, rendendolo ripetitivo e semplice, senza necessità di una qualifica eccessivamente elevata, consentendo ai capitalisti di sostituire operai qualificati con donne e bambini, pagati infinitamente meno e, se possibile, trattati ancora peggio.

Nel 1866, fu approvata a Chicago, in Illinois, la prima legge delle otto ore lavorative giornaliere, legge che entrò in vigore soltanto l'anno dopo, il 1º maggio 1867, giorno nel quale fu organizzata un'importante manifestazione, con almeno diecimila partecipanti. Nel 1884, in un'analoga manifestazione statunitense, gli stessi Knights of Labor approvarono una risoluzione affinché l'evento di protesta avesse una ricorrenza annuale, senza però proporre ancora una data ufficiale nell'Illinois.

La notizia della legge approvata in Illinois giunse anche in Europa, dove da due anni, nei primi giorni di settembre 1864, era nata a Londra la cosiddetta 'Prima Internazionale', ovvero l'Associazione Internazionale dei Lavoratori, molto vicina ai primi movimenti socialisti repubblicani e libertari dell'epoca. L'obiettivo dichiarato dell'Internazionale era quello di unire tutti i principali movimenti di sinistra dell'epoca, rappresentati da socialisti, anarchici, marxisti, mazziniani e repubblicani, per creare una lega capace di sfidare apertamente le mire espansionistiche dei 'servi del capitale', come venivano chiamati gli imprenditori capitalisti.

Il Primo Maggio 1886 e la svolta di Chicago Il 1º maggio 1886, in occasione del 19º anniversario dell'entrata in vigore della legge dell'Illinois sulle otto ore lavorative, fu deciso dalla Federation of Organized Trades and Labour Unions come il giorno di scadenza limite per estendere tale legge in tutto il territorio americano, pena l'astensione dal lavoro, con uno sciopero generale a oltranza. In quel sabato, anche Chicago partecipò allo sciopero generale con un corteo pacifico di 80mila persone.

Lunedì gli scioperanti sospesi si ritrovarono ai cancelli della fabbrica di mietitrici McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l'assembramento, sparò sui manifestanti, uccidendone sei e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell'ordine, gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi il giorno dopo nell'Haymarket Square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole.

Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio, quando da una traversa fu lanciata una bomba che provocò la morte di sei poliziotti e il ferimento di una cinquantina, nel panico la polizia sparò sui manifestanti. Nessuno ha mai saputo né il numero totale delle vittime né chi sia stato a lanciare la bomba. Fu il primo attentato alla dinamite nella storia degli Stati Uniti.

Il 20 agosto 1887 fu emessa la sentenza del tribunale: senza prove furono condannati come anarchici otto uomini, sette dei quali a morte. August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg furono condannati a morte; Oscar W. Neebe a reclusione per 15 anni. Al funerale dei cosidetti 'Martiri di Chicago' parteciparono seimila persone nonostante l'imponente schieramento di polizia.

Nel 1887, l'allora presidente degli Stati Uniti d'America, Grover Cleveland, ritenne che il giorno 1º maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare i sanguinosi episodi di Chicago. Successivamente, temendo che la commemorazione potesse rafforzare eccessivamente il nascente socialismo, spostò l'oggetto della festività sull'antica Organizzazione dei Cavalieri del Lavoro.

Tuttavia, già pochi giorni dopo il sacrificio dei cosiddetti Martiri di Chicago, gli stessi lavoratori della città statunitense tennero un'imponente manifestazione a lutto, prova che le idee socialiste non erano affatto morte. Le notizie degli eventi tragici di Chicago si estesero anche in altri stati di tutto il continente americano, per poi estendersi anche in Europa.

La data del 1º maggio fu adottata ad esempio in Canada, soltanto nel 1894, sebbene il concetto di festa del lavoro sia in questo caso riferita a precedenti marce di lavoratori tenutesi a Toronto e Ottawa nel 1872. Al Congresso Internazionale di Parigi del 1889, che diede il via alla Seconda Internazionale, il giorno 1º maggio fu dichiarato ufficialmente come la Festa Internazionale dei Lavoratori, e fu adottata da molti paesi nel mondo.

Il Primo Maggio sbarca in Italia In Italia, non appena si diffuse la notizia dell'esecuzione degli esponenti anarchici di Chicago, il popolo livornese si rivoltò prima contro le navi statunitensi ancorate nel porto, e poi contro la Questura della stessa città, dove si diceva che si fosse rifugiato il console degli Stati Uniti. La data fissata dalla Seconda Internazionale venne adottata circa un paio di anni dopo in Italia, ma le prime vere celebrazioni sindacali in favore delle lotte dei lavoratori avvennero già a partire dal 1890, in un contesto 'socialisteggiante' estremamente fertile dato da quella che, da pochi anni a quella parte, sarebbe passata alla storia come 'Crisi di Fine Secolo'.

Le prime edizioni del Primo Maggio avvennero durante la coda della cosiddetta Grande Depressione di fine Ottocento. Gli operai delle nascenti industrie del Nord vivevano in condizioni di estrema precarietà. Le rivendicazioni del Primo Maggio per le '8 ore' divennero, quindi, una valvola di sfogo per una rabbia sociale molto più profonda legata alla sopravvivenza quotidiana. Il legame più drammatico tra la festività e la crisi avvenne, tuttavia, nel 1898.

In quell'anno, le manifestazioni del Primo Maggio in tutto il Paese furono il preludio ai famosi 'Moti del pane'. A Milano, pochi giorni dopo il 1° maggio, la protesta esplose con tale forza che il governo proclamò lo stato d'assedio e costrinse il generale Bava Beccaris a reprimere la folla arrivando a usare addirittura i cannoni contro i civili, un'azione che provocò molto più della stima ufficialmente riportata di 80 morti.

Proprio in questo clima di crisi e repressione, i lavoratori compresero che la festa simbolica non bastava. Il contesto accelerò la formazione dei sindacati, tanto che nacquero le prime Camere del Lavoro e le 'Leghe di resistenza'. Nel 1892 era stato fondato il Partito Socialista Italiano, che diede una struttura politica alle celebrazioni del Primo Maggio, trasformandole in una sfida organizzata allo Stato liberale conservatore.

La festa venne poi repressa durante il periodo del ventennio nero, sorto con l'aiuto di alcuni esponenti del morente 'Stato Liberale' , preoccupati della crescita di popolarità del socialismo nel contesto del cosiddetto 'Biennio Rosso'. Sotto il regime di Mussolini, la festività venne abolita e 'anticipata' al 21 aprile, al fine di farla coincidere con i Natali di Roma.

La situazione venne poi ristabilita alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, e venne ufficializzata nuovamente la Festa dei Lavoratori del Primo Maggio, la quale divenne ricorrenza annuale nel 1949 grazie alla Legge n.260 del 27 maggio. Il Primo Maggio e le sue repressioni Il Primo Maggio rimane, ad oggi, una festa 'controversa' per gli imprenditori e per gli individui afferenti all'ambito del neoliberismo, basti pensare alla riforma delle 12 ore lavorative al giorno proposta dal Governo Milei in Argentina che, ad oggi, ancora deve affrontare un'ampia e feroce opposizione.

Nel corso della storia, tuttavia, il Primo Maggio ha incontrato numerosi tentativi di strumentalizzazione e di opposizione violenta che, più spesso che non, hanno avuto esiti tragici. Il primo esempio che viene in mente di queste repressioni è il cosiddetto massacro di Fourmies, la virulenta e sanguinosa repressione operata da alcuni reparti dell'esercito francese e dalla gendarmeria il 1º maggio 1891 contro una manifestazione operaia che chiedeva l'applicazione delle otto ore di lavoro.

I lavoratori avevano intrapreso una serie di iniziative come scioperi e manifestazioni che avevano avuto come principale interlocutore politico il Partito Operaio Francese. Gli operai di Fourmies e del vicino comune di Wignehies ricevettero la visita di Paul Lafargue, genero di Karl Marx, uno dei principali esponenti della corrente guesdista del socialismo francese. Dal canto loro gli industriali tessili di Fourmies avevano fatto pubblicare un manifesto nel quale ribadivano la volontà di non voler fare alcuna concessione di natura sindacale.

In aggiunta fecero pressioni sul sindaco Auguste Bernier, anch'egli titolare di un opificio, affinché chiedesse rinforzi. La rappresaglia provocò 8 morti e 35 feriti, molti dei quali donne e bambini. In Italia, d'altro canto, oltre ai già discussi eccidi accaduti durante i 'Moti del Pane', vi fu un episodio analogo nel 1947, chiamato 'Strage di Portella della Ginestra'.

Fu un eccidio commesso in provincia di Palermo, presso Piana degli Albanesi, da parte della banda criminale di Salvatore Giuliano detto anche Turiddu, brigante, terrorista e mafioso. Le motivazioni della strage risiedevano, oltre che nella dichiarata avversione del bandito nei confronti dei comunisti, anche nella volontà dei poteri mafiosi e delle forze reazionarie di mantenere i vecchi equilibri nel nuovo quadro politico e istituzionale nato dopo la seconda guerra mondiale.

La Strage diede inizio alla cosiddetta crisi del maggio 1947, meglio nota come 'crisi dell'esclusione', una strategia politica, avvenuta contemporaneamente in Francia e in Italia, che mirava a eliminare completamente i comunisti dalla vita politica, cosa che accadde con l'espulsione di tutti i ministri comunisti al governo, e fu seguita da assalti a sedi dei partiti di sinistra e delle camere del lavoro della zona. Alcuni politici, storici e giornalisti hanno formulato ipotesi sulla responsabilità degli ambienti politici siciliani e nazionali, nonché su presunte ingerenze dei servizi segreti statunitensi che, in quel periodo, erano impegnati a dirigere la nefasta Operazione Gladio sul territorio italiano.

In particolare scrittori come Gaia Servadio e Peter Dale Scott credono che ci sia stato un coinvolgimento degli Stati Uniti attraverso una rete di intelligence-mafia gestita dal generale dei servizi segreti William Joseph Donovan. Perché è giusto festeggiare il Primo Maggio Insomma, dire che sia giusto tutelare e festeggiare la Festa dei Lavoratori non è solo una posizione ideologica, ma è il riconoscimento di un fatto storico: il Primo Maggio non è nato come una 'concessione' dall'alto, che non sarebbe mai arrivata, ma come il risultato di un conflitto durissimo per definire cosa significhi essere un lavoratore e non un semplice ingranaggio.

Il senso più nobile della Festa dei Lavoratori è proprio l'affermazione che il tempo della vita ha un valore superiore al tempo del profitto. Occorre ricordare che il lavoratore è prima di tutto un cittadino, un genitore, un individuo con diritto al riposo e alla dignità.

Senza questo limite assolutamente e indubbiamente etico, l'economia tenderebbe naturalmente a massimizzare la produzione a ogni costo, poiché segue politiche improntate al guadagno neolibersita, trasformando l'esistenza in una sequenza ininterrotta di turni che oscilla tra la morte per sfinimento e la disoccupazione perenne. La giornata di 8 ore, si ricordi il famoso slogan '8 ore di lavoro, 8 di svago, 8 di riposo', è stata scritta con il sangue.

Dalla strage di Haymarket a Chicago nel 1886 alle lotte sindacali europee, ogni minuto guadagnato è stato il frutto di sacrifici enormi. Festeggiare il Primo Maggio significa onorare quel 'sudore' e ricordare che i diritti non sono acquisiti per sempre: sono territori che vanno presidiati, difesi dalle angherie della 'convenienza'.

Ad oggi, il Primo Maggio è festeggiato in quasi tutto il globo e ha ottenuto una vittoria storica importante in Corea del Sud, uno dei pochi Paesi ancora estranei alla festività: a partire dal 2026, il 1° maggio, chiamato 'Nodongjeol' diventa ufficialmente una festività pubblica nazionale. Prima del 2026, era una giornata festiva solo per alcuni lavoratori privati, mentre dipendenti pubblici e insegnanti lavoravano.

Con la nuova legge, approvata a marzo 2026, si garantisce un giorno di riposo retribuito per tutti. Senza il 'freno' delle tutele sindacali e della celebrazione del valore del lavoro, il rischio è quello di tornare a una precarietà quasi ottocentesca, dove il lavoratore non ha potere contrattuale e deve accettare condizioni estenuanti pur di sopravvivere.

Lo vediamo tutti i giorni, lo sentiamo sulla nostra pelle e nelle storie dei nostri amici e conoscenti: l'umanità sta vivendo per lavorare e, in tal senso, sta morendo nell'agonia dell'indifferenza. Si pensi ai morti sul lavoro che, nel 2026, sono tornati ad essere una piaga sociale così elevata da essere spesso al centro di monologhi e dibattiti di personalità sindacali e politiche, arrivando fino alle scrivanie del Quirinale.

In conclusione: festeggiare il Primo Maggio è un atto di resistenza culturale. Serve a ricordarci che se oggi non lavoriamo 16 ore al giorno in una miniera di carbone, è perché qualcuno, un secolo fa, ha deciso che la vita valeva più di un numero in un bilancio.

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