La cucina del giorno dopo: 7 ricette semplici e veloci nate dagli avanzi del pranzo
Il cibo avanzato ha il suo fascino. Certo, per lo più nascosto. Perché si ricollega a un'antica attenzione che si riservava a tutto ciò che veniva lasciato nel piatto di portata, e cioè quella del riuso. Del rimescolamento di ingredienti vecchi per dar vita a qualcosa di sempre nuovo. Polpette di bollito, torte di pane o zuppe di pesce. Sono ricette nate tutte con un unico scopo: non buttare via il cibo lasciato da parte.
«Dare nuova vita agli avanzi rischia di suonare come qualcosa di virtuoso ma triste. A meno che si torni al vero mangiare di una volta, quando si portavano in tavola piatti del risparmio ma anche del gusto. Senza accontentarsi mai, nemmeno il giorno dopo, in cui il pane avanzato si trasformava in una torta con la perseveranza cocciuta di volerla fare bene. Che è, in fondo, il senso vero dello stare ai fornelli», spiega laMaria Teresa Di Marco.
Italia Ultime Notizie, Italia Notizie
Similar News:Puoi anche leggere notizie simili a questa che abbiamo raccolto da altre fonti di notizie.
Teleconsulti e videochiamate, la proposta di Cidimu durante la quarantena da coronavirus - La StampaUna piattaforma telematica che permette di ottenere una consultazione medica da casa.
Leggi di più »
L’ottimismo e la speranza - La StampaAndrà tutto bene, dissi anni fa a un caro amico col padre in carcere. No, mi rispose, è già andato tutto male. Avrei dovuto dirgli, se avessi compreso me stesso, che non era ottimismo ma speranza. Nessuno di noi aveva torto. Non ha torto Domenico Quirico quando si chiede se ci affacceremmo alle finestre per cantare, se abitassimo a Bergamo – finestre ovunque già più chiuse, già più mute, finiti gli applausi a medici e infermieri, spente le torce dello smartphone a illuminare la lunga notte. No, ha ragione lui, non lo faremmo. Avremmo un rispetto sacrale della morte e io, che vivo a Roma, ma niente mi è più vicino del lutto bergamasco, non mi sono affacciato né a cantare né a battere le mani né altro. Però guardo gli operai bergamaschi che cantano “la gente come noi non molla mai” e gli striscioni con scritto “andrà tutto bene” davanti all’ospedale Papa Giovanni e i disegni dei bambini su Facebook con la tenacia dell’ottimismo. Anzi, della speranza. La differenza è spiegata bene nel catalogo della mostra su Václav Havel curata da Ubaldo Casotto e Francesco Magni per la fondazione di Maurizio Lupi. Havel fu il primo presidente della Cecoslovacchia dopo la caduta del Muro. La dittatura comunista lo aveva incarcerato più volte, ma non poté impedirgli di dire che “la speranza non è la stessa cosa dell’ottimismo”. La speranza, diceva, non è il rallegrarsi del buon andamento delle cose né nello spendersi in imprese destinate a successo, è invece la convinzione di impegnarsi in qualche cosa che ha un senso, indipendentemente da quale sarà il risultato. “Andrà tutto bene” racconta il coraggio della speranza.
Leggi di più »
Il coronavirus e la guerra fredda tra Regioni del Nord e governo - La StampaFontana, Cirio e Zaia procedono compatti: chiedono e applicano maggiori restrizioni rispetto a quelle decise da Conte
Leggi di più »
Le previsioni dell’Intelligenza Artificiale su come andrà la pandemia - La StampaAlgoritmi e dati spiegati da Eran Segal ricercatore del Weizmann Institute of Science, alla guida del team di studiosi della Hebrew University di Gerusalemme e dei Clalit Health Services con il coordinamento del ministero della Salute.
Leggi di più »
Lega Calcio al lavoro per la richiesta dei danni da fare al Governo - La StampaGià sicura una perdita di 70 milioni. Saranno 700 se salterà l’intera stagione
Leggi di più »
Bergamo, mancano bombole d'ossigeno: la corsa contro il tempo degli “angeli” dell'Arma - La StampaBergamo, mancano bombole d'ossigeno: la corsa contro il tempo degli “angeli” dell'Arma
Leggi di più »