Da Abbey Road alle fake news: come sono cambiate le leggende metropolitane
Pubblicato il«Sai una cosa pazzesca?». «Quale?». «Paul McCartney è morto in un incidente stradale, e l’hanno sostituito con un sosia». «Ma no, dai, è assurdo. Ed è una vecchia storia, non vera». «E, invece, sì. E adesso ci sono le prove». «E quali sarebbero?». «Basta andare a leggere su certi siti».
Già, perché ora la «roba pazzesca» la si sbatte “in prima pagina” su Internet, e i nuovi bene informati – adepti del vasto arcipelago delle teorie cospirative – possono agevolmente andare ad attingere “indizi” e “riscontri” per suffragare le loro supposizioni nell’archivio inesauribile della Rete.
Uno sfoggio mirabolante di fantasia, di cui la «teoria del PID» risulta un’allegoria esemplare. E un esempio tipicamente novecentesco della categoria delle leggende metropolitane . Che hanno una lunga storia, e non sono “nate ieri”; e, anzi, la sanno lunga, al pari dei loro spacciatori e propagatori.
La leggenda metropolitana, a volte indistinguibile dal pettegolezzo oppure dalla menzogna bella e buona, è infatti vecchia come il mondo. Non erano forse leggende metropolitane i superpoteri di dei ed eroi dell’Iliade? Figlie – come tutto – di una cultura dell’oralità, le bufale si trasmettevano a suon di sussurri e flatus vocis.
In questo mercato immateriale dominato dall’orizzontalizzazione, dove dottrine e idee si ritrovano ormai a combattere ad armi sostanzialmente pari – indebolendo radicalmente lo statuto del metodo sperimentale e del fallibilismo scientifico – le bufale possono contare su un ulteriore vantaggio competitivo.
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