Era di maggio. Tra Roma e Palermo, le ultime ore di Giovanni Falcone [di Enrico Del Mercato, Grafica di Corrado Moretti e Paola Cipriani]
, dichiara aperta la seduta per il quindicesimo scrutinio. A quell'ora, se tutto fosse andato come era programmato,sarebbe già dovuto essere a Palermo. Sarebbe dovuto partire, il giudice che ha svelato struttura e capi della mafia siciliana e che da sette mesi lavora come direttore degli affari generali al Ministero di Grazia e Giustizia, il giorno prima. Di venerdì, come ogni weekend.
I macellai di Riina hanno deciso di colpire venerdì 22 maggio, perché - loro lo sanno dal momento che per mesi hanno seguito spostamenti e abitudini del giudice, hanno fatto le prove di velocità con le auto in autostrada per capire in quale momento far scoppiare la bomba al tritolo - in quel giorno è previsto il ritorno di Falcone a Palermo per il weekend. Invece, il giudice ha rinviato di un giorno il viaggio. I killer sono lì, in agguato.
In quei mesi Falcone e Martelli hanno messo in pedi l'impalcatura tecnico-giuridica che metterà all'angolo le truppe di Cosa nostra: dalla superprocura alla Dia. Martelli sa che quel pomeriggio il suo compito è dire la verità a Andreotti:"I socialisti non possono assicurarti i loro voti". Ma da Craxi, Martelli ha saputo anche che in corsa, davvero in corsa, per il Quirinale ci sono due nomi:e Oscar Luigi Scalfaro.
Non è la prima volta che Giovanni Falcone decide di mettersi alla guida della blindata e così quando alle 17 e 51 di quel sabato col sole ancora alto nel cielo di Palermo, il giudice gli chiede le chiavi dell'auto l'autista non dice nulla. Dall'aeroporto di Punta Raisi escono l'auto con a bordo gli agenti di scorta, la 'Croma' con Falcone alla guida, Francesca Morvillo accanto a lui e l'autista sul sedile posteriore e dietro un'altra auto di scorta.
Il corteo di auto al centro del quale c'è la blindata guidata da Falcone è a sette chilometri da Palermo. C'è una breve salita lungo la quale il sole quando declina acceca dolcemente, poi c'è lo svincolo per Capaci e sul bordo dell'autostrada un cementificio. Ma Falcone non ci arriverà. Alle 17 e 55 del sabato tragico, Nino Gioè avvista il corteo di auto e dice tre volte a Brusca"Vai".
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