La prima nazione del cielo oscuro.
A Niue, isolotto del Pacifico fra Tonga, Samoa e Cook, le condizioni per guardare la volta celeste di notte sono così favorevoli da offrire uno dei panorami da naso all'insù migliori al mondo. Una bellezza da tutelare, dove la Luna, le stelle e i pianeti si mostrano al loro massimo splendore grazie all'assenza di inquinamento luminoso.
Per ottenere questo titolo ha dovuto sostituire i lampioni pubblici sull'intera isola e contare sul sostegno di tutti i niueani e soprattutto delle strutture turistiche. Ora, oltre alla tutela del cielo notturno, Niue può contare su una riserva marina che comprende il 40% delle sue acque territoriali e un'area di conservazione della foresta di Huvalu, dove vivono alcune delle specie di flora e fauna più minacciate al mondo.
Italia Ultime Notizie, Italia Notizie
Similar News:Puoi anche leggere notizie simili a questa che abbiamo raccolto da altre fonti di notizie.
Il calcio adesso può fermarsi, la serie A cerca la sponda Uefa - La StampaI club: «Noi in campo perché lo dice il decreto». Durissimo scontro con Spadafora. Domani Consiglio Figc straordinario: si lavora per una linea comune con Premier e Bundesliga.
Leggi di più »
“Italia chiusa per coronavirus”: la notizia sui giornali di tutto il mondo - La StampaTORINO. L’Italia si blinda. Le parole del premier Conte e le nuove disposizioni per cercare di contenere il coronavrirus arrivano a serata inoltrata, ma fanno subito il giro del globo. In pochi minuti la notizia appare su tutti i siti internazionali. Il tono con cui viene raccontata è quello di ...
Leggi di più »
Per salvare i ciliegi giapponesi serviva la tenacia di un gentiluomo inglese - La StampaLa biografia dell’occidentale che s’innamorò del rito della fioritura. “Cherry” Ingram trapiantò in un giardino di Londra le specie selvatiche più belle a rischio di estinzione Negli anni 30 di crescita economica e militarismo “aveva vinto” un unico fiore-clone, simbolo dei kamikaze
Leggi di più »
Roberto Burioni: “Misura sacrosanta, ognuno di noi si impegni o sarà la catastrofe” - La StampaRoberto Burioni: “Misura sacrosanta, ognuno di noi si impegni o sarà la catastrofe”
Leggi di più »
Contro il virus e la recessione spendere tutto, spendere bene - La StampaIl governo è partito basso, ha programmato 3,6 miliardi di interventi alla voce «crisi da virus». Poi ha superato i sette e ora punta ai dieci che, ovviamente, non basteranno. Quando tutto sarà finito, rimettere l’Italia in pista costerà molto più caro, perché il prezzo sarà stato immenso e perché la crisi provocata dal Covid-19 è andata a innescarsi su un corpo maltrattato e trascurato come è quello dell’economia nazionale. Se avessimo fatto più riforme nei «tempi buoni» - più Sanità, reti e scuole invece che distribuire mance improduttive col solo obiettivo di comprare il consenso - il quadro di prospettiva sarebbe meno grave e conto del risanamento inferiore. Inutile dirlo due volte. È andata così, purtroppo. Ora è il tempo dell’azione. Mentre ognuno di noi deve fare il suo meglio per non farsi contagiare (e non contagiare gli altri) è necessario che una parte del Paese si concentri sul «dopo», lo faccia il pubblico e lo faccia il privato. L’Europa ci farà spendere, è previsto e non ha scelta. Solo alcune frange del centrodestra pensano il contrario, devono aver dimenticato di disinnescare il pilota automatico. Del resto, la brutta recessione che ci attende peserà sul deficit e lo spread finirà per salire in ogni caso. Quindi conviene farsi dare tutti i margini dai partner Ue che si può e anche di più. Investire molto e senza sbagliare. Prendere tutti i soldi che si riterrà giusto e metterli nel motore di questo Paese anche straordinario, così da trasformare la crisi in una opportunità, come si può e si deve. La sola assicurazione che possiamo stipulare per non ballare sui mercati, e scongiurare una crisi debitoria, è spendere tanto spendendolo bene. I mercati daranno per scontato che l’Italia faccia debito. E potrebbero essere meno cinici, e dunque perdonarci, se vedranno che stavolta non ci saranno incertezze, che la politica agirà per quanto possibile in un clima di concordia, e che l’interesse del Paese verrà prima del resto. Possiamo rialzare la testa dando
Leggi di più »
Coronavirus, Palermo si ferma: la quiete prima della tempesta - La StampaPALERMO. Una doccia fredda su Palermo, accompagnata dalla pioggia che ieri ha interrotto un lungo periodo di sole e caldo. La città si è svegliata bruscamente dal sogno della normalità, la stessa che ha continuato a cullare nonostante l’allarme si avvicinasse sempre di più. Normalità che ieri scorreva sulle facce dei cinquemila turisti sbarcati al porto dalla Msc Grandiosa arrivata da Genova, con la sola precauzione del lavarsi le mani a bordo prima di andare in giro. Oggi poca gente per strada, un silenzio irreale, vuoti i mezzi pubblici, deserte le bancarelle dei mercati popolari. Nella notte, dopo l’annuncio del premier Conte, la corsa all’unico supermercato del centro aperto ventiquattro ore su ventiquattro, con resse e code che facevano a pugni con le norme di sicurezza. Poi, stamattina, il silenzio. D’altronde, è tutta la città a essersi fermata: chiusa fino al 18 marzo l’assemblea regionale siciliana – cioè il Parlamento autonomo della Regione -, chiuso fino alla stessa data il consiglio comunale, blindata la procura, chiusi gli sportelli comunali e quelli giudiziari, sospese le udienze, se non quelle urgenti. Mentre continua la corsa del sistema sanitario ad attrezzarsi in vista del temuto dilagare dell’epidemia, ancora molto circoscritta: solo 54 i casi accertati (con un rallentamento ieri, solo un nuovo caso registrato) e 19 i ricoverati. Ma si fa strada la consapevolezza che sia la quiete che precede la tempesta, non foss’altro per il fatto che negli ultimi giorni sono tornate in Sicilia almeno 12 mila persone dal nord Italia: tante sono quelle che si sono registrate al portale della Regione siciliana per farsi tracciare. Al momento la rete ospedaliera conta solo 346 posti in terapia intensiva, dei quali appena 21 dedicati ai contagiati: obiettivo è averne 470 entro la fine del mese, 140 per affrontare l’emergenza virus. Ancor più drammatica la situazione dei reparti di Malattia infettive: l’altro giorno un solo malato ha messo in crisi in sistema a Paler
Leggi di più »