Su Espn in onda «Lance», viaggio in un animo tormentato: «Con mia moglie sono stato osceno. Io come Ullrich e Pantani»
Lance Armstrong, 48 anni: è stato ciclista professionista dal 1992 al 2011 prima di venir travolto dallo scandalo doping «Non mi costava nessuna fatica mentire: ho detto migliaia di bugie. Ero convincente, mentivo guardandoti dritto negli occhi: io dopato? Come osi pensarlo? Bugie e arroganza. Ero un animale da corsa: quando scendevo dalla bici non avevo idea di come gestire un rapporto umano».
Si parte da un ragazzino problematico: «Un bulletto negato per baseball e basket che voleva disperatamente eccellere. Provai nuoto e triathlon e poi incontrai il ciclismo, sport selvaggio come me». Si passa al dopato precoce. «Possibile sia stato causa del mio cancroArmstrong a 25 anni sviluppa un tumore devastante e poi, dopo operazioni e cure pesanti, torna in sella con lo stesso pensiero fisso in testa: «Doparmi.
C’è il suo disprezzo per i rivali, tutti tranne uno: «Li odiavo, odiavo questo stringersi le mani, darsi pacche sulle spalle, odiavo la loro ipocrisia. Amavo solo Jan Ullrich, mio grande avversario. Venivamo entrambi da famiglie sfasciate, abbiamo vinto tutto col doping e poi gettato al vento fama, denaro e matrimoni diventando due reietti. L’ho incontrato in Germania mentre provava a disintossicarsi: è stato angosciante».
Di tre cose si è pentito: «Ho rovinato la vita a Emma O’Reilly, la mia massaggiatrice, dandole pubblicamente della prostituta per avermi smascherato. Ho violentato Filippo Simeoni, il corridore che denunciò il mio legame col dottor Ferrari. Avrei potuto metterlo in un angolo, lo minacciai come un boss mafioso durante la diretta televisiva del Tour. Sono stato osceno quando ho piantato mia moglie Kristin e i bambini per flirtare con la starlette di turno».
Sulla caduta: «Mi hanno incastrato i miei ex compagni. Tutti. Con una firma sui loro verbali avrei avuto un sconto di pena e mantenuto i miei sponsor. Lance testimonial dell’antidoping, il cattivo redento che insegna agli altri a non peccare. Li mandai a farsi fottere. Ho confessato da Oprah in tv perché volevo scegliere io come e dove immolarmi». E l’epilogo: «Ho chiuso i conti con la giustizia ma resterò un emarginato.
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