Tra fiction e realtà, il caso (di stato) delle escort di Madame Claude

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La storia della celebre maitresse francese torna al cinema. La regista Sylvie Verheyde: «È stata una criminale, ma si può rileggerne la storia. Si battè come poteva per una vera emancipazione»

MA RILEGGERE LA STORIA, IN QUESTI TEMPIChe senso ha riportarla in scena oggi? Verheyde risponde a 7: «In realtà si tratta di un progetto che inseguo da tempo, da un decennio almeno, lavorando per altri film attorno al tema della prostituzione e delle call girl». Ai primi tentativi di proporlo, spiega la regista, «non si era ancora abituati a queste eroine negative.

La Claude di questo film cresce in «un’epoca che abbiamo velocemente dimenticato in cui una donna non poteva avere il conto in banca senza il consenso del marito» e diventa «il risultato di una triste realtà sociale». Manipolatrice Destinata ai margini, dunque Fernande Grudet — il vero nome — s’inventa una ribalta.

Un ritratto di Fernande Grudet, nota come Madame Claude. Tra gli Anni ‘60 e gli Anni ‘70 ha gestito un business di escort, che procurava a politici e uomini di potere«Bisogna essere coglioni o disturbati per pagare una fortuna un paio di gambe all’aria...». Il business esplode tra gli Anni 60 e 70, tanti soldi, tanto potere. Coperta dai politici, dalla Buoncostume, e pure dai Servizi segreti, Madame Claude usa le alcove per raccogliere e gestire informazioni.

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