Un'importante operazione subacquea nelle Filippine mira a recuperare i resti dei prigionieri americani periti a bordo della Ōryoku Maru, soprannominata 'nave dell'inferno'. L'operazione, condotta in collaborazione con il governo filippino, coinvolge sommozzatori specializzati e la Marina statunitense, con l'obiettivo di commemorare le vittime della Seconda Guerra Mondiale.
Sono più di una dozzina i sommozzatori specializzati impiegati in quella che è una delle più grandi operazioni di recupero subacqueo mai realizzate. Un'operazione iniziata il mese scorso nelle acque delle Filippine con l'obiettivo di riportare in superficie i resti dei prigionieri americani annegati insieme alla 'nave dell'inferno' dell'Impero giapponese, la Ōryoku Maru , durante la seconda guerra mondiale .
L'OPERAZIONE Commissionata dalla Marina imperiale giapponese, era nata come nave da trasporto di truppe e di prigionieri di guerra e venne affondata dai piloti americani, inconsapevoli della presenza dei propri connazionali, nel dicembre 1944, con più di 250 prigionieri di guerra a bordo. Il soprannome di 'nave dell'inferno' deriva dalle terribili condizioni a cui i prigionieri erano obbligati durante i lunghi periodi di navigazione. In un rapporto ufficiale di un colonnello a bordo della nave si leggeva: «Molti uomini persero la ragione e strisciavano nell'oscurità più totale armati di coltelli, tentando di uccidere persone per berne il sangue o armati di borracce piene di urina e agitandole al buio. La stiva era così affollata e tutti così incastrati l'uno nell'altro che l'unico movimento possibile era sopra le teste e i corpi degli altri». Francia, mercantile rinascimentale trovato intatto dai robot subacquei: il museo sommerso nel Mediterraneo L'Agenzia di recupero prigionieri di guerra e dispersi in azione del Pentagono sta coordinando le operazioni con i marinai della Marina statunitense, a bordo della nave di recupero Usns Salvor. Un team di 15 sommozzatori specializzati si è immerso nella baia di Subic, a 55 chilometri a nord-ovest da Manila per iniziare le ricerche il mese scorso. Si tratta di una fase iniziale della missione, condotta in collaborazione con il governo filippino, che si protrarrà fino ad aprile. Ma per portare a termine l'intera operazione serviranno anni. Non solo i sommozzatori, per una delle «operazioni di recupero più ampie e complesse mai intraprese» e «una priorità nazionale negli Stati Uniti», ha chiarito l'agenzia del Pentagono, è stato impiegato anche un team di antropologi forensi in attesa presso il laboratorio della Dpaa a Honolulu per analizzare i resti recuperati. LE DIFFICOLTÀ Il relitto dell'Ōryoku Maru giace a soli 503 metri dalla costa, a una profondità massima di 27,4 metri. Ma le difficoltà nel raggiungerlo stanno nel fatto che il relitto è stato intenzionalmente fatto saltare in aria decenni fa per evitare che danneggiasse le navi mercantili di passaggio. Non solo. Le nubi di limo provenienti dallo sbocco di un fiume vicino hanno peggiorato notevolmente la visibilità, rendendo ancora più difficile l'esplorazione da parte dei sommozzatori. Per questo, hanno spiegato dall'Agenzia di recupero prigionieri di guerra e dispersi in azione, «verranno impiegate tecniche avanzate di recupero e identificazione subacquea». Come sottolineato dalla Dpaa nel suo comunicato stampa, l'attuale missione della Ōryoku Maru «sottolinea la duratura alleanza tra gli Stati Uniti e le Filippine», che hanno generosamente collaborato a questo recupero dalle loro acque territoriali. «Il nostro successo dipende da solide collaborazioni e da un incrollabile rispetto per i caduti», ha dichiarato nel comunicato il capitano dell'esercito americano Barrett Breland, capo del team Dpaa per la missione. Breland ha aggiunto che questa missione «rappresenta il nostro solenne impegno a fornire un resoconto il più completo possibile alle famiglie e alla nazione».
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