Una rete di giovani professionisti provenienti da diverse Riserve della Biosfera italiane si unisce per promuovere la sostenibilità ambientale e la cooperazione internazionale. Guidati da una biologa specializzata in ecologia, i membri della rete Mab Youth Italia si preparano a presentare la loro Carta programmatica al Global Mab Youth Forum del 2026, con l'obiettivo di diventare attori chiave nelle strategie di conservazione e sviluppo sostenibile a livello locale, nazionale e globale.
Ci siamo incontrati per la prima volta sulle Alpi Ledrensi e Judicaria nell'ottobre del 2025, sulla scorta del Congresso mondiale che in Cina ha lanciato il Piano strategico di Hangzhou, la nuova guida del programma Mab Unesco per il prossimo decennio.
Veniamo da angoli d'Italia lontanissimi tra loro: le lagune del Delta del Po, le foreste calabresi, le isole del Tirreno, le valli alpine. Siamo ricercatori, tecnici ambientali, educatori, comunicatori scientifici, urbanisti, sociologi, giuristi e non solo: tutti accomunati dall'appartenenza a uno dei siti Unesco più discreti e meno raccontati, le Riserve della Biosfera, ventuno aree distribuite lungo tutta la penisola che costituiscono laboratori viventi del rapporto tra comunità umane e natura.
Da quell'incontro abbiamo dato vita alla prima rete nazionale giovanile del programma «Man and the Biosphere» (Mab) in Italia. Io ho l’onore di guidare il coordinamento nazionale, grazie alla nomina avuta dal Comitato tecnico nazionale e dal Segretariato Mab Unesco, per dare voce alla rete nei tavoli istituzionali.
Sono biologa di formazione, specializzata in ecologia, e lavoro presso l'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, un importante ente che si occupa di pianificare la gestione delle acque del grande e complesso distretto idrografico del fiume Po (circa 86.860 Km² dove vivono 20 milioni di abitanti): parliamo di come garantire qualità e quantità della risorsa idrica per tutti gli usi, di come tutelare gli ecosistemi che ne dipendono e di come diminuire il rischio idrogeologico e delle alluvioni. Siamo abituati a lavorare in team con soggetti diversi e a vari livelli, per questo dal 2019 siamo diventati anche coordinatori della Riserva delle Biosfera «Po Grande» e dal 2024 abbiamo creato un’alleanza con tutte le Riserve del fiume Po.
Ora, grazie a questo ruolo nazionale, ho avuto l’opportunità di incontrare tanti giovani professionisti che, come me, mettono a disposizione le proprie competenze all’interno delle Riserve della Biosfera Mab Unesco. Il nostro gruppo riflette la pluralità dei territori: non un'élite accademica né un movimento militante, ma un insieme composito di under 35 che abitano davvero le Riserve, ne conoscono le fragilità, i conflitti tra conservazione e sviluppo, le promesse disattese e le potenzialità inespresse.
È da questa posizione, situata, non esterna, che rivendichiamo il diritto a sedere ai tavoli decisionali, non come ospiti, ma come co-autori delle strategie che plasmano quei territori. Il nostro debutto pubblico internazionale è fissato per maggio 2026: al Global Mab Youth Forum, ospitato in Italia nelle Riserve del Delta del Po e dei Colli Euganei, ci presenteremo alle reti giovanili di tutto il mondo come interlocutori qualificati del programma Mab Unesco per il decennio 2026–2035.
L'occasione non è cerimoniale: porteremo al Forum la nostra Carta, un documento programmatico che declina in impegni concreti gli Action Targets del Piano strategico di Hangzhou, con scadenze precise, livelli di azione — locale, nazionale, internazionale — e indicatori misurabili. Dalla biodiversità al clima, dalla citizen science alla parità di genere, dalla comunicazione digitale al dialogo intergenerazionale: un'agenda ambiziosa, costruita dal basso. C'è però un passaggio della nostra Carta che va oltre l'ecologia e sorprende per il suo respiro.
Parliamo esplicitamente di solidarietà verso le reti giovanili che operano «in contesti di difficoltà, conflitto o crisi ambientale». In un mondo che nel 2026 conta decine di conflitti armati attivi, questa formula non è retorica. Le Riserve della Biosfera sono, per loro natura, spazi in cui comunità diverse, spesso con storie di tensione, confini contestati, identità in conflitto, imparano a gestire insieme un bene comune: la natura che le circonda.
Sono luoghi dove la cooperazione non è un'aspirazione astratta ma una necessità pratica, dove si negozia ogni giorno tra chi vuole proteggere un habitat e chi ne dipende per vivere. In questo senso, noi giovani che abitiamo queste aree portiamo con noi un'esperienza concreta di convivenza e mediazione. La rete internazionale Mab Youth collega under 35 da ogni continente, anche da Paesi che non si parlano nei consessi diplomatici.
Nelle Riserve della Biosfera parliamo lo stesso linguaggio, quello della cura del territorio, della scienza aperta, del sapere locale, e questo crea legami che attraversano le frontiere politiche. Non è una soluzione alla guerra, ovviamente. Ma è un promemoria che esistono reti di relazione tra persone giovani, costruite sulla condivisione di un luogo e di una responsabilità, che la violenza dei conflitti non ha ancora reciso.
Noi, la generazione Mab, che a maggio ci presenteremo al mondo, siamo anche questo: una piccola, ostinata dimostrazione che il futuro si può ancora costruire insieme
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