È una coincidenza. Ma una di quelle coincidenze che fanno capire che cosa è stata...
È una coincidenza. Ma una di quelle coincidenze che fanno capire che cosa è stata l'Italia politica e che cosa, se si fa tesoro della storia, può ancora essere.
Ieri due eventi, entrambi affollatissimi, dedicati a due statisti che hanno rappresentato al meglio le rispettive tradizioni di provenienza: Aldo Moro e Giorgio Napolitano. Valga come senso e come sintesi della presentazione del libro «Aldo Moro. Le idee, il metodo, l'eredità» l'immagine che si è vista quasi per l'intero pomeriggio all'Istituto Sturzo. E l'immagine è questa: la segretaria del Pd è seduta al tavolo dei relatori con alla sua destra Casini e alla sua sinistra Franceschini. Annuisce continuamente a quel che dicono questi ex giovani democristiani su Moro, prende appunti mentre loro parlano e sembra quasi diventata, appena prende a sua volta il microfono, una di loro.
O meglio una morotea: «Ascoltare, riconoscere che non vale solo la tua verità ma anche l'avversario ha la sua e va considerata e non rifiutata, e mediare e fare sintesi. Questo ci ha insegnato Moro e il suo lascito è prezioso per noi». E non dice solo questo Schlein.
Casini sottolinea la capacità di Moro di «allargare e di fare inclusione», cita il discorso moroteo del 28 gennaio 1978 in cui sull'apertura al Pci cerca di convincere la parte più riottosa della Dc, e racconta come nel '68 da professore universitario «sapeva parlare con i ragazzi della protesta studentesca e mettere il suo partito in contatto vero con il Paese in trasformazione». E Schlein coglie la palla al balzo: «Le giovani generazioni sono state essenziali per la vittoria nel referendum sulla giustizia e ci hanno mostrato la loro grande partecipazione.
Ma non dobbiamo darla per scontata e tantomeno approcciarsi a loro in maniera paternalistica come spesso fa la politica. Occorre saperli ascoltare con umiltà e ritrovarsi con loro sui valori della Costituzione che, sul lavoro, sulla sanità e su tanti altri temi è e sarà il nostro programma». E Moro?
«Moro è la nostra bussola». Applausi. Verso il 2027 Il fatto è che, per vincere le elezioni, la leader del Pd sente di aver bisogno di tutti e anche di un centro forte nel centrosinistra, quello rappresentato dagli ex Dc, e nel caso dovesse andare al governo capisce bene Elly che il know how democristiano il metodo aperturista e non arroccato di cui Moro era un campionissimo e uno sguardo non fazioso su tutto sono la strumentazione più adatta.
Schelin a lezione dai democristiani è stato uno spettacolo. E magari una promessa di futuro del tipo: se vinciamo non ci arrocchiamo, e faremo tesoro delle tradizioni della Dc e del Pci «senza musealizzarle ma rinnovandole».
Questo è miele per le orecchie dei big dem, ex Dc ed ex Pci, presenti in sala: ecco Claudio Mancini, Nico Stumpo, Giuseppe Provenzano, Beatrice Lorenzin, Delrio e Speranza, l'ex sottosegretario Giampaolo D'Andrea che ha fatto un ottimo discorso partendo dal libro di Iannuzzi e Losacco e via così. Ci sono personaggi delle istituzioni come Salvo Nastasi e Vito Cozzoli. C'è Braga che dice sorridendo a Renzo Lusetti: «Voi democristiani siete davvero eterni».
Ma occhio anche ad alcuni esponenti dell'alta burocrazia italiana, che parevano aver trovato una buona forma di convivenza con il melonismo ma dopo la sconfitta della destra al referendum cominciano a mostrare curiosità verso quelli che potrebbero vincere o pareggiare nel voto del 2027. E comunque, parla Franceschini e Elly ancora annuisce: «L'inclusione - dice Dario - era il metodo di Moro. E inclusione noi stiamo facendo con i 5 stelle.
Li abbiamo aiutati ad emanciparsi dalle loro origini». Se fosse in sala Conte avrebbe probabilmente annuito anche lui, pur senza farsi assimilare dalla cultura di sinistra . Poi Schlein va nella stretta attualità. La fuoriuscita di Marianna Madia?
«Le idee riformiste continueranno ad avere piena cittadinanza nel Pd, che è plurale ma vuole avere delle posizioni chiare. Non credo ci sarà un esodo». La legge elettorale?
«È irricevibile il progetto della destra». Sul Colle Pur essendo un democristiano di sinistra, Sergio Mattarella non era ieri alla giornata su Moro, ma sedeva in prima fila al convegno istituzionale sui vent'anni dall'elezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica. Nell'archivio storico del Quirinale si è tenuta questa importante occasione di riflessione. E anche qui, come allo Sturzo, si è celebrata la migliore politica, e non in chiave amarcord ma come stimolo per il presente e per il futuro.
Perché la grandezza di Napolitano è la grandezza di un classico e dunque conserva un'attualità che non è sfuggita agli storici e tantomeno ai relatori del calibro di Casini, Fassino, Fini, Gianni Letta, Rutelli, Veltroni. Casini racconta: «Personalmente avrei anche voluto buttare il cuore oltre l'ostacolo.
La consegna del centrodestra fu quella di non votare a favore di Napolitano, però di esprimere tutto l'apprezzamento per la persona e tutta la convinzione che egli sarebbe stato, come poi fu, garante di tutti gli italiani e profondamente rispettoso verso l'opposizione dell'epoca che eravamo noi». Rutelli insiste sul «doppio patriottismo di Napolitano: italiano ed europeo». Fassino racconta come dalla prima opzione su D'Alema si passò al compagno Giorgio per il Colle.
Fini toglie di mezzo le dicerie: «È spazzatura dire che Napolitano e io complottammo contro Berlusconi. Ed è spazzatura attribuire un presunto favoritismo a Berlusconi dopo che la destra lasciò la maggioranza». E Letta? Gianni racconta che il 22 aprile 2006 in una cena con Napolitano allora senatore a vita gli predisse che pochi giorni dopo sarebbe diventato Presidente della Repubblica».
Lui non ci credeva ma è accaduto. E la presidenza Napolitano, celebrata in prima fila da Mattarella, resta una lezione di metodo. Come quella che, in altri tempi e con altri ruoli, ha dispensato Moro.
Aldo Moro Giorgio Napolitano Pd Tino Iannuzzi
United States Latest News, United States Headlines
Similar News:You can also read news stories similar to this one that we have collected from other news sources.
Pd, una “scuola di politica” aperta anche ai non iscritti: «Costruiamo l’alternativa»Che i giovani raccolgano l'invito fatto da Elly Schlein all'indomani della vittoria...
Read more »
Crans Montana, l’affondo di Luciana Littizzetto contro la Svizzera: “La legge è legge solo…La letterina a Che tempo che fa: 'Essere i primi della classe significa esserlo sempre, non solo quando c'è da prendersi elogi, ma anche quando tocca assumersi delle responsabilità'
Read more »
Nardella e gli auguri a Schlein al violino: «Li ho suonati in modo particolare solo per lei»Per i suoi 41 anni la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ha ricevuto auguri...
Read more »
Nardella e gli auguri a Schlein al violino: «Li ho suonati in modo particolare solo per lei»Per i suoi 41 anni la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ha ricevuto auguri...
Read more »
Schlein: “Ignobili le parole di La Russa sulla Flotilla, liberare gli attivisti”È polemica per le dichiarazioni del presidente del Senato sulla missione per Gaza (“se poi hai la fortuna di essere fermato e dire che sei stato torturato, è i…
Read more »
Schlein ai riformisti: 'Il Pd casa vostra ma non rinuncio a posizioni chiare''Mi dispiace per Madia'. Franceschini: 'Il centro da solo è superato' (ANSA)
Read more »
